Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

La classifica dei sette Comuni virtuosi del Conero

Il giornale stila una graduatoria fra quelli informati quotidianamente e invita sindaci e lettori a dire la loro

Il massiccio del Monte Conero

Ad un’Estate assai strana, caldissima e “siccitosa”, sta seguendo un Autunno altrettanto imprevedibile. Sembra quasi l’Italia sia stata girata sottosopra: siccità e incendi al nord, con tutte le problematiche annesse e connesse; tempo variabile e piovareccio al sud.

Nelle Marche, nell’Italia di mezzo, per fortuna un po’ e un po’ con una leggera predilezione per giornate calde fuori stagione. Al punto che i ciliegi selvatici han rifiorito e prodotto frutti a fine ottobre mai maturati. Pagheremo queste stranezze della natura, lo diamo quasi per scontato, a marzo e aprile quando Primavera si farà attendere oltre misura.

Un’immagine degli incendi che hanno imperversato fino a qualche giorno fa nel nord Italia

E se sarà così, più che per l’effetto serra e l’inquinamento, lo sarà (oltre all’incuria umana), per un naturale e ciclico spostamento dei poli: almeno così sosteneva Michael Crichton, lo scrittore sceneggiatore produttore regista statunitense inventore di Jurassic Park e di E.R – medici in prima linea. Bollando tutte le associazioni naturalistiche mondiali come un coacervo di furbastri coalizzati con l’unico scopo di far soldi.

Che avesse ragione o meno – ci ha lasciati nel 2008 – ancora non lo sappiamo. Quel che sappiamo per certo, invece, è che qui alle falde del Monte Conero quest’anno, per la prima volta da non si sa quanto, gli operatori e gestori del turismo non si sono oltremodo lamentati. Anzi. Sembrerebbero tutti contenti: albergatori, affittacamere, gestori di stabilimenti balneari, ristoratori ecc. ecc. E pazienza se, una volta tanto, a mugugnare sono gli agricoltori e viticoltori segnati dalla mancanza d’acqua e dalla siccità.

Sempre più frequenti i danni da dissesto idrogeologico

Alle falde del Kilimangiaro, pardon, del Monte Conero, ad essere contenti sono anche i sindaci dei Comuni che gravitano intorno al massiccio dorico: la maggior affluenza di turisti ha portato lavoro, soldi e ulteriori guadagni, che vuoi di più? Non molto, a dire la verità: un aeroporto efficiente; porti vivi e vivibili; stazioni, treni e città pulite; operatori turistici e commerciali un po’ più educati e preparati professionalmente, capaci di fare rete e di parlare almeno una lingua straniera; politici con una maggiore apertura mentale, con più attenzione ai bisogni interni e coraggio nelle scelte per promuovere il territorio.

Troppo? Non crediamo. O meglio, forse sì per come siamo messi. Le Marche, i marchigiani e i loro governanti, sono di fronte a un bivio: lasciare le cose come stanno (accontentarsi), o provare ad alzare l’asticella per fare un salto di qualità (progredire). Certe disgrazie come i recenti terremoti non aiutano certo il discorso, ma sarebbe un alibi troppo comodo affermare che per colpa loro la Regione non ha risorse per altro. Qualche amministratore in gamba c’è, ed è da questi che occorre partire per quel salto di qualità.

Ecco come si presentava una spiaggia italiana a ferragosto 2017

Alle falde del Massiccio dorico, noi del Corriere del Conero lanciamo una provocazione stilando una classifica dei sette Comuni più virtuosi fra quelli che informiamo quotidianamente. E invitiamo i loro sindaci e cittadini a confrontarsi con essa e con noi. Giusto per capire se c’è o non c’è la volontà di alzarla davvero quell’asticella.      Comune               sindaco              analisi                                                                       

NumanaTombolini3.770 abitanti. Dopo anni difficoltosi quest’anno Numana ha prodotto un’offerta turistica notevolissima, al punto che tanti si sono domandati dove possa aver trovato i denari per sostenerla. La risposta sta in alcuni sponsor e nella tassa di soggiorno. Ottima visione d’insieme del futuro da parte dei suoi amministratori che pare abbiano capito come organizzarlo e organizzarsi. Complimenti!
CastelfidardoAscani18.645 abitanti. Unico Comune a guida pentastellata fra quelli considerati. Punta moltissimo sul suo Pif, il premio internazionale della fisarmonica e sulla sua storia. Ha non pochi limiti dati dalla sua conformazione geologica ma quando ci arrivi respiri una bella atmosfera. Un plauso al suo assessore alla Cultura Ruben Cittadini: lo abbiamo visto immergersi in mezzo alla gente durante le sagre di altri Comuni per distribuire personalmente i volantini delle sue iniziative. E questo la dice lunga sull’attaccamento al paese!
OsimoPugnaloni34.920 abitanti. Offre parecchie manifestazioni a carattere popolare, più qualche chicca dovuta ai suoi musei e alle sue associazioni. Soffre nel non avere spiagge e Pugnaloni paga pesantemente sul piano politico l’aver vinto le elezioni per un pugno di voti di scarto. Forse, meriterebbe una posizione migliore ma per ora lasciamolo qui.
LoretoNiccoletti12.800 abitanti. È la sede della Basilica della Santa Casa, famosa nel mondo cattolico e luogo di pellegrinaggio mariano. E questo, se da un lato è un suo punto di forza, da un altro la indebolisce perché connotata da un tipo di turismo di genere pur se numerosissimo. Qui, occorrerebbe un po’ più di coraggio per diversificare l’offerta anche perché ci dicono che le associazioni che lavorano con e per i fedeli sono un po’ in difficoltà.
SiroloMisiti4.050 abitanti. “La perla dell’Adriatico”. L’abbiamo messa al 5°posto perché non la riteniamo all’altezza della fama che si porta dietro. Le sue spiagge, bellissime, sono un po’ scomode da raggiungere; l’offerta turistica è inferiore a quella di Numana; non ha la tassa di soggiorno ma fa pagare i posteggi fino a mezzanotte, ricavandone oltre 500 mila euro l’anno. Qui, un turista si sente davvero una mucca da mungere. Peccato! Un plauso va alla pulizia delle sue strade e piazze: con così tanti turisti in giro tener pulito non è semplice, e costa.
CameranoDel Bello7.260 abitanti. È il Comune sede del giornale. E forse è proprio grazie a questo che l’abbiamo messo qui. Ci scocciava l’ultimo posto. È il luogo ideale per far crescere i propri figli; è centrale rispetto alle spiagge di Portonovo, Sirolo e Numana, alla zona commerciale della Baraccola e alla città di Ancona: un pregio urbanistico non da poco. Ma finisce qui. Di tutti i Comuni in classifica è quello che meno di tutti ha saputo cogliere le opportunità del turismo (discorso Grotte a parte, anche se potrebbe essere gestito meglio). Ha un teatro inutilizzato che da decenni versa in stato d’abbandono; e non ci risulta che l’Amministrazione abbia un progetto di sviluppo turistico a medio o lungo termine. Aripeccato!
AnconaMancinelli100.700 abitanti. Capoluogo di regione. E spesso ci viene da domandarci, come mai? Ha tutto: stazione, porto, aeroporto, cinema, teatri ma non funziona nulla o quasi. Forse, a salvarsi, è la sola stazione. Forse, non ha neppure gli anconetani ma questo è un altro discorso. La mano della sindachessa sulla città non si è mai posata, non si è mai vista per quattro anni, solo ora, in prossimità della scadenza del mandato e della sua ricandidatura si è messa a fare di tutto e di più. Eppure, nel suo tessuto socioculturale esistono persone d’eccellenza, così come nell’imprenditoria… Di tutte le città che si affacciano sull’Adriatico Ancona è quella con minor peso. Siamo cattivi? Sì, perché l’amiamo talmente tanto – è la provincia in cui siamo nati – che la vorremmo al primo posto. Sempre e in tutti campi.

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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