Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

Ius soli, Ius sanguinis e il rispetto dei valori

Siamo davvero sicuri che siamo noi a scegliere la nostra vita?

 

Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Si contrappone allo ius sanguinis (o «diritto del sangue»), che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore.

Quasi tutti i paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni. Tra questi gli Stati Uniti, il Canada e quasi tutta l’America meridionale. Alcuni Paesi europei concedono altresì la cittadinanza per ius soli (per esempio Grecia, Francia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Finlandia) sebbene condizionata.

In Italia? Da noi è in vigore lo  ius sanguinis ma si vuole introdurre lo ius soli con tutta una serie di varianti, paletti e regole… Per la cronaca, in applicazione delle norme che mirano a scongiurare l’apolidia (soggetti privi di qualunque cittadinanza), in Italia lo ius soli attualmente trova applicazione in circostanze eccezionali. Si applica, come norma residuale, in due soli casi: per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti o apolidi o impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello Stato di provenienza, oppure se il soggetto è figlio di ignoti ed è trovato nel territorio italiano.

Un’interpretazione indiretta dello ius soli è quella che permette al cittadino straniero nato in Italia e che vi abbia mantenuto costantemente la residenza dalla nascita la facoltà, al raggiungimento della maggiore età, di chiedere e ottenere, anche senza le condizioni normalmente richieste (reddito sufficiente, incensuratezza, circostanze di merito, ecc.), la cittadinanza italiana; tale facoltà però può essere utilizzata solo entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, termine dopo il quale la cittadinanza è ottenibile solo tramite le norme ordinarie.

Una nuova legge sullo ius soli è una condizione resasi necessaria in questi ultimi anni fatti di extracomunitari, naufraghi, rifugiati, richiedenti asilo, clandestini che a decine di migliaia si presentano sul nostro suolo per chiedere ospitalità, accoglienza, protezione politica, una sistemazione, un lavoro, un semplice transito.

Ma la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Con dati e numeri ufficiali che sempre più spesso sono molto lontani dalla realtà. Per difetto, ovviamente.

E il dibattito si allarga: “ius soli sì, ius soli no”; si fa pesante: “sono troppo diversi da noi, per integrarsi”; inacerbisce gli animi: “prima di dare ospitalità e residenza a questi qui, dobbiamo pensare agli italiani, quelli veri, quelli che hanno sangue italiano che scorre nelle vene”…

Comunque la si veda la questione, qualunque sia la posizione, o le iniziative messe in campo per risolvere il problema, c’è sempre chi è d’accordo e chi no. Chi favorisce o chi si oppone. Chi boccia o chi promuove. A tutti i livelli: politico, sociale, amministrativo. Politico perché sono in gioco voti e poltrone; sociale perché inutile nasconderlo: gli italiani sono in larga misura razzisti, in modo particolare quelli che si affannano a dire che non è una questione di razzismo; amministrativo perché certe operazioni costano – e noi di denari ne abbiamo sempre meno – anche se la manodopera a basso costo fa comodo a un sacco di piccoli e medi imprenditori.

Protesta contro l’applicazione dello ius soli (foto Unione Sarda)

Resta un fatto: ognuno sceglierà o si schiererà in base al proprio personale interesse. Nessuno deciderà o si schiererà tenendo conto che in gioco c’è la libertà dell’individuo. Qualunque individuo, a prescindere dalla lingua che parla o dal colore della pelle.

L’uomo è nato libero. Ancor oggi, tutti gli uomini nascono liberi. Nessuno può ergersi a proprietario o giudice della vita altrui. Nessuno può decidere dove deve vivere un individuo se egli non diventa un problema per il prossimo. Né pensare a priori che alla lunga lo possa diventare solo perché non parla la mia lingua o ha usi e costumi differenti da me…

L’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, disegno risalente al 1490, dove l’uomo è posto al centro e in correlazione con l’universo

L’uomo nasce libero. Ma un minuto dopo c’è già qualcuno che si arroga il diritto di scegliere per lui. Un minuto dopo la sua nascita, un altro uomo inizia a decidere per lui: che latte dovrà assumere, che infanzia dovrà vivere, che scuola e quali amici dovrà frequentare, che lavoro dovrà fare, quanto potrà guadagnare, quale donna dovrà sposare, quanti figli potrà mettere al mondo, quali sogni potrà sognare, dove potrà vivere e con quale tenore di vita, quando potrà andare in pensione e con quanto…

E, quel che è peggio, è che quell’uomo ci farà credere che a scegliere saremo noi. Ma sarà lui a dettare le regole del gioco. Sempre. Anche quando le regole le cambierà a suo piacere. E lo farà senza neppure consultarci. Per suo uso, consumo e interesse. Pensioni docet.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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