Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

Caso Baldini: “Giustizia è fatta”!

Il cavalcavia 166 sull’A14. Giudici, sentenze, Ctu. La regola “in scienza e coscienza”

Camerano – Così titola il comunicato dei dipendenti Baldini, giunto questa mattina in redazione a commento della sentenza emessa dal giudice Dorita Fratini che si è basata sulle conclusioni tecniche del CTU (consulente tecnico d’ufficio), l’ingegnere Roberto Monaco, da lei incaricato.

“Giustizia è fatta”! (il comunicato è in calce all’articolo, ndr).

I 15 dipendenti della ditta Sandro Baldini. La loro lotta iniziata a Pasqua per poter transitare sul cavalcavia 166 della A14 (come hanno sempre fatto per 20 anni), non è ancora finita

I punti essenziali della sentenza:

  • Per il giudice 12 tonnellate sono il carico corretto che può sopportare il cavalcavia 166.
  • Il posizionamento dei cartelli del limite a 12 ton. da parte di Autostrade non solo è corretto ma era doveroso!
  • Ritenute dannose per la salvaguardia della struttura, altre ed eventuali ulteriori prove di carico da effettuarsi sul cavalcavia per stabilirne la reale portata.
  • Condannate le prove di carico che la Baldini aveva effettuato per proprio conto con tecnici suoi: non hanno valore probatorio, sono state effettuate senza autorizzazione e ignorando le avvertenze di Autostrade per l’Italia.
  • Accettata la versione di Autostrade in merito al “danno temuto” che la Conero Frantumazioni potrebbe produrre continuando ad utilizzare il cavalcavia ignorando le regole in essere.
  • La ditta Baldini, Conero Frantumazioni, non ha subìto danni dal declassamento della portata del ponte dal momento che non ha prodotto prove che dimostrino una correlazione tra il declassamento della portata e l’impossibilità a svolgere la propria attività. Dunque, nessuna lesione del diritto al lavoro dei suoi dipendenti.

Ovvio, a questo punto, che Sandro Baldini sia stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Le sentenze di un tribunale non si commentano. Si rispettano e si eseguono, perché la legge è legge (Dura lex, sed lex («La legge è dura, ma è legge», Socrate), ed è uguale per tutti. Belli e brutti, ricchi e poveri, potenti e deboli. Anche se è forte in questo caso la tentazione di scrivere che la legge è uguale per tutti sì, purché siano belli, ricchi e potenti.

Qui abbiamo un ingegnere, consulente tecnico del Tribunale, che per sua stessa ammissione in vita sua non ha mai progettato ponti se non uno, quello della sua tesi di laurea. E abbiamo una giudice che si è affidata a lui per emettere le conclusioni al caso.

Una sola domanda. Giudice Dorita Fratini (se vuole può anche rispondere, ndr), di quali prove, in scienza e coscienza, ha bisogno per capire e stabilire che un danno alla ditta e ai suoi dipendenti esiste eccome se questi lavorano con mezzi da 50 tonnellate e tu su quel cavalcavia abbassi il transito a 12 ton.? In scienza, giudice Fratini, i camion non hanno mai volato da soli; in coscienza, faccia lei, perché è lei che la sera ci va a dormire con la sua coscienza.

Le regaliamo, giusto per alleggerire la sua, un brano di Roberto Vecchioni: “Signor Giudice”, scritto molti anni fa ma attualissimo. L’unica differenza è che lì, il giudice era un uomo

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La lettera dei dipendenti Baldini giunta in redazione

GIUSTIZIA E’ FATTA

«La giustizia finalmente è stata fatta. Il Tribunale Ordinario di Ancona Prima Sezione Civile, ha emanato la sua sentenza.

Come sempre pensavamo, il dio Autostrade per l’Italia spa, aveva ragione. Il ponte 166 ha subìto un giusto e sacrosanto declassamento a tutela dei cittadini che transitano sopra e sotto il ponte.

È anche vero che non ci sono prove sul fatto che i segnali di divieto di transito ai mezzi superiori alle 12 ton.  impediscano totalmente e definitivamente alla Conero Frantumazioni srl di continuare a svolgere la sua attività di impresa.

È anche giusto che siano stati posizionati i new jersey e/o  i “panettoni” in maniera efficace per poter salvaguardare l’incolumità dei viaggiatori.

Una delle due barriere jersey in cemento armato posizionate arbitrariamente da Autostrade all’ingresso del ponte e che, di fatto, impedivano il transito agli autocarri e ai mezzi pesanti

Siamo stati fortunati  ad aver trovato un Ctu (consulente tecnico del tribunale) che malgrado il quesito prevedesse  l’esecuzione delle prove di carico se ritenute necessarie, correttamente ha ritenuto di non eseguirle; da un lato perché inutili (essendo già stato fatto un collaudo ben 45 anni fa), dall’altro perché un’eventuale prova di carico sarebbe stata ritenuta troppo pericolosa e dannosa per la struttura, soprattutto se eseguita con carichi maggiori di quelli progettati.

Non pensavamo che il presunto abusivismo potesse avere a che fare con il declassamento del ponte, ci sbagliavamo e anche in questo caso ci ha pensato la giustizia a mettere a posto le cose.

In Italia siamo veramente fortunati ad avere una giustizia così forte con i deboli e così accogliente con i potenti.

Autostrade per l’Italia spa è una potenza, lo ha dimostrato la sera che “gentilmente” ha fatto uscire alcuni dei ns.  mezzi pesanti per andare nel cantiere di San Ginesio, i loro tecnici ci hanno detto: “noi possiamo fare tutto”, anche quella sera avevano ragione (come sempre).

Camerano – Le collinette di materiale lavorato dalla Conero Frantumazioni che non può essere utilizzato perché il declassamento del transito sul cavalcavia 166 ne impedisce il trasporto fuori dall’azienda

Come può un giudice pretendere prove per capire che il declassamento del ponte non impedisce la normale attività della ditta? Pensiamo che sia obbligatorio in giurisprudenza  inserire il corso di matematica, soprattutto in equivalenze, il Giudice forse non si rende neanche conto di quanto siano 12 ton., forse non si rende neppure conto di quanto possa costare mantenere un impianto di calcestruzzo e frantumazione (manutenzioni, certificazioni, personale specializzato,materiali, mezzi d’opera), e sicuramente non si rende conto di quanto sia il peso dei nostri mezzi per poter effettuare il regolare svolgimento della nostra attività.

Il Giudice, ha bisogno di prove per capire il danno d’immagine che il posizionamento dei  new jersey e/o  i “panettoni” ha creato? Più di 40 anni di attività buttati al vento in meno di 24 ore. Giudice, vorremmo ricordarle che i new jersey sono stati posizionati sulla proprietà di Sandro Baldini, non se ne dimentichi.

Vorremmo conoscere il curriculum professionale del Ctu del tribunale, infatti siamo venuti a conoscenza che è stato scelto come esperto in trasporti; sapete quanti progetti/collaudo ha fatto per i “ponti”?  l’ingegnere consulente tecnico ha progettato un ponte solo ed esclusivamente per la sua tesi di laurea (come affermato dallo stesso Ingegnere) circa 30 anni fa. Se questo vuol dire essere esperto in viabilità allora forse lo siamo anche noi.

Per concludere, è stata fondamentale per la decisione finale l’affrontare (continuando l’azione persecutoria nei confronti del nostro titolare) il presunto abusivismo presente nei nostri impianti. I tecnici comunali hanno trovato tra l’altro irregolarità in baracche da cantiere alte 2 mt, in container portuali e tettoie senza copertura.

Continuiamo a ribadire che non vogliamo uccidere nessuno e non vogliamo morire noi, il ponte deve essere fatto nuovo dal dio Austrade per L’Italia Spa.

Riteniamo vergognoso questo continuo atto persecutorio, e ci riteniamo offesi per quanto scritto nella sentenza, non c’è stato rispetto per la nostra protesta, non c’è stato rispetto per l’aver rivoluzionato la nostra vita e le nostre famiglie, non c’è stato rispetto per i sudori del nostro titolare e della sua famiglia che come formichine hanno creato un’impresa solida, seria e professionale. Praticamente abbiamo protestato perché ne avevamo voglia.

Ma quando cambierà questo paese sottomesso dai poteri forti? Mai!»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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