Ancona – 21 Minuti Avant-garde. Un’economia sostenibile

Sul palco del Teatro delle Muse, sabato 18 novembre, i protagonisti di 8 storie italiane di successo

Ancona – Sabato 18 novembre, dalle ore 11 alle 19, il sipario del Teatro delle Muse di Ancona si alzerà su “21 Minuti Avant-garde. Un’economia sostenibile”, evento realizzato da Fondazione Patrizio Paoletti – ente nazionale di ricerca e formazione in campo neuroscientifico e psicopedagogico – in collaborazione con UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti.

Patrizio Paoletti

Sul palcoscenico saliranno i protagonisti di 8 storie italiane di successo fatte di speranza, fede e innovazione, nell’imprenditoria, scienza, economia, ambiente e terzo settore. Ciascuno condividerà con il pubblico la propria “impresa”, le difficoltà incontrate lungo il cammino, i valori che ne hanno guidato la realizzazione. Storie di 21 minuti – ovvero il tempo medio di massima concentrazione di una persona – introdotte e accompagnate da Patrizio Paoletti, ideatore e chairman del format. 

“Denominatore comune delle testimonianze – spiega Paoletti – è la promozione dell’economia sostenibile, intesa come modo di agire a salvaguardia della società. A 21 Minuti, la narrazione dei percorsi professionali, personali, ideativi diventano suggerimento, ispirazione, strumento per imparare a utilizzare al meglio la nostra mente, per migliorarci e migliorare il mondo in cui viviamo. Per capire che esiste un mondo dove la tua vita è la mia vita”.

Gli otto relatori

Valentino Magliaro, giovanissimo imprenditore e politico, scelto a soli 25 anni dalla Obama Foundation per rappresentare l’Italia nel primo Summit dei Civic Leaders del 31 ottobre a Chicago.

Marco Astorri, padre di Minerv, la plastica creata con gli scarti degli zuccherifici in grado di biodegradarsi in quaranta giorni. Oggi la sua impresa Bio-on lavora per Minerv Biorecovery: una nuova tecnologia che potrebbe cambiare il futuro del pianeta e la qualità della vita di tutti eliminando l’inquinamento del petrolio in mare in tre settimane.

Pina Mengano Amarelli, pluripremiata imprenditrice nota anche come “Lady Liquirizia”, che ha trasformato l’antica e rinomata azienda di famiglia Amarelli Sas in un’eccellenza del food made in Italy.

Stelvio Lorenzetti, AD di Eko Spa, coraggioso nell’intuire la necessità di riportare la produzione in Italia per investire nella qualità e rilanciare lo storico brand di strumenti musicali.

Giovanni Clementoni, A.D. della nota azienda di giocattoli Clementoni SpA, tra le prime nel mondo a fondere gioco e didattica.

Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca, onlus che da 23 anni offre una risposta concreta ai bisogni sociali delle persone in stato di grave indigenza ed emarginazione. La sua volontà di trasformare l’approccio assistenzialistico in una vera e propria responsabilità con e verso i più deboli rappresenta la marcia in più che lo contraddistingue.

Laura Gabrielli, vice-presidente del Gruppo Gabrielli di Ascoli Piceno, una delle aziende leader della grande distribuzione, da sempre attenta alle esigenze del territorio, esempio di come sia possibile crescere insieme alla propria gente.

Franco De Felice, docente di Psicologia del Lavoro nei Servizi Socio Sanitari e Gestione dei Servizi Sociali all’Università di Urbino e Presidente di ‘AssCoop’, tra le prime cooperative sociali italiane.

La partecipazione è gratuita con donazione libera a favore dei progetti di utilità sociale realizzati da Fondazione Paoletti, in particolare quelli in Centro Italia, per supportare le comunità colpite dal sisma.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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