Johannes Genemans, dal disegno delle calzature all’arte della scultura

Arriva dall’Olanda uno dei maggiori scultori marchigiani contemporanei

Sirolo – Da che mondo è mondo, son sempre stati gli italiani ad emigrare all’estero per cercar fortuna. Raro che avvenga il contrario. Eppure, ogni tanto succede. Magari, non per necessità o per scappare da qualcosa o qualcuno. Magari, per il semplice gusto di crescere o di accettare una nuova sfida, o perché il fascino dell’Italia e delle sue eccellenze è una calamita parecchio attraente.

Johannes Genemans intervistato da Corriere del Conero in Piazzale Marino a Sirolo
Sirolo, Piazzale Marino. Johannes Genemans, lo scultore olandese trapiantato nelle Marche

In estrema sintesi è questo che è successo a Johannes Genemans, olandese di Leiden, la città che gli ha dato i natali nel 1942. In Olanda il giovane Genemans era titolare di un negozio di calzature: «Vendevo scarpe esclusivamente ad italiani – racconta il maestro, sollecitato a rivivere la sua storia – Quei clienti mi chiedevano consigli su come poter migliorare il prodotto, io lo spiegavo, finché non mi hanno invitato a venire in Italia per lavorare insieme. E così è stato».

Castelfidardo. "Angelica gioia della vita" Bronzo del 2002 di Johannes Genemans
Castelfidardo. “Angelica gioia della vita” Bronzo del 2002 di Johannes Genemans

Nel 1969 Genemans sbarca a Civitanova Marche e decide di aprire lì un suo ufficio di design. Per oltre trent’anni lavorerà come stilista per le aziende calzaturiere italiane. Nel 1982 acquista casa a Numana, nel villaggio Taunus, dove resterà fino al 2014. Venduta casa a un signore russo, si trasferisce a Castelfidardo dove attualmente risiede.

Da quindici anni non si occupa più di scarpe. Ha smesso di disegnare l’alta moda calzaturiera e di contribuire a far conoscere al mondo l’eccellenza dell’Italian Style e non solo: l’ultima azienda del settore per cui ha lavorato è stata Hugo Boss.

genemans-panchina

«Terminato con il design calzaturiero – continua nel suo racconto il maestro – mi sono dedicato all’arte, il mio hobby: creare cose in tridimensione».

Inizia così un percorso di crescita e apprendimento: modella la creta per passare al gesso, al bronzo e al marmo. Partecipa a corsi di scultura a Carrara, Pietrasanta ed Ancona, annoverando fra i suoi insegnanti professori come Sandro Sansoni. «Ho inseguito la mia passione per il corpo umano e l’ho concretizzata nella scultura. Ho studiato e preso lezioni nei luoghi ad essa deputati, con insegnanti di grande spessore. Ho scelto questo percorso, durato un anno e mezzo, anziché i sei anni di accademia».

Curiosa la motivazione che spiega l’amore del maestro per Sirolo e Numana: «Amo queste cittadine perché stanno sopra il livello del mare. Io sono nato e cresciuto sotto il livello del mare».

Un bozzetto di "Apollo e Venere"
Un bozzetto di “Apollo e Venere”

E veniamo ai giorni nostri. Chiamato dal Comune di Sirolo per “inventare” un simbolo esportabile anche all’estero, come veicolo turistico e promozionale che caratterizzasse la cittadina, Genemans s’è inventato la scultura bronzea Apollo e Venere. Due figure mitologiche che volano sopra la superficie dell’acqua e che portano Sirolo, la perla dell’Adriatico, in donazione al Monte Conero.

Domani, domenica 9 aprile alle 10, ci sarà la cerimonia dell’inaugurazione della scultura, posizionata in Piazzale Marino che, per ospitarla, è stato in buona parte rimesso a nuovo. “Apollo e Venere donano la Perla dell’Adriatico (Sirolo) al Monte Conero” è una scultura che segue dopo due anni un’altra creazione in bronzo che il maestro olandese ha donato alla cittadina rivierasca, quella “Gardenia amante del sole” che è un inno alla bellezza e alla vita.

Sirolo. "Gardenia amante del sole", bronzo del 2006
Sirolo. “Gardenia amante del sole”, bronzo del 2006

Ma come può accadere che un designer d’alta moda calzaturiera, uno stilista del tratto votato al mondo degli affari, nel tempo si trasformi in uno scultore di fama internazionale? «Come disegnatore di calzature – spiega Genemans – dovevo studiare i gusti delle persone, interpretare le loro necessità e creare qualcosa che soddisfacesse entrambe le cose. Come scultore creo forme che realizzano ciò che ho dentro di me. Le mie sculture sono la parte concreta, visibile, delle mie emozioni e delle mie interiorità».

Numana. "Il pescatore" statua in bronzo di Johannes Genemans del 2010
Numana. “Il pescatore” statua in bronzo di Johannes Genemans del 2010

Per capire meglio il concetto, basti pensare alla statua del pescatore che il maestro ha realizzato per Numana. «Quel lavoro è stato molto difficile. Si trattava di trasmettere con una scultura tutta la sofferenza, il coraggio, la storia di una cittadina e la durezza di un lavoro com’è quello del pescatore. Ci sono riuscito visitando le tombe dei pescatori numanesi, studiando le espressioni dei loro volti e portandoli a una sintesi».

Johannes Genemans, olandese trapiantato in Italia, a 75 anni continua a vivere una vita intensa e gratificante all’insegna dell’arte e per l’arte. «La mia vita è stata un grande volo» ammette con emozione. Lo fa con immenso amore e grande maestria. E lo fa qui, nelle Marche, perché anche se qui ha trovato limiti a certe visioni, è anche vero che qui ha trovato grandi margini espressivi e uomini e artigiani degni di considerazione.

Lo scultore Johannes Genemans
Lo scultore Johannes Genemans. In secondo piano i lavori a Piazzale Marino a Sirolo per ospitare la sua scultura “Apollo e Venere donano la Perla dell’Adriatico al Monte Conero”, che s’intravvede nasconda da un involucro nero.

Maestro, cos’è l’arte per lei? «L’arte è un dialogo tra pensiero, emozioni e creatività. L’incanto tra amore e sofferenza umana, gioia e dramma».

Occorre talento, intelligenza, studio, cuore e un’anima grande così per regalare agli uomini ciò che Johannes Genemans ha regalato loro con le sue sculture: un presente perpetuo.


2 commenti alla notizia “Johannes Genemans, dal disegno delle calzature all’arte della scultura”:

  1. Silvia Tamburriello says:

    Molto interessante! Da una Marchigiana all’estero .. ora a casa

  2. Silvana says:

    Le sue sculture mi piacciono tantissimo. In particolare, la prima che ho avuto modo di ammirare è quella del Pescatore, che ho amato fin da subito nei minimi dettagli. Complimenti!!!

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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