Quota 360. Il Monte della Crescia di Carlo Gobbi

Sabato 18 maggio a Palazzo Campana presentazione del libro

Osimo, 16 maggio 2019 – Sabato 18 maggio alle ore 17.00 presso l’Aula Magna di Palazzo Campana di Osimo sarà presentata la terza edizione del libro di Carlo Gobbi “Quota 360”. Il Monte della Crescia. Diario di guerra 1940-1945 e del fronte di Don Fulvio Badaloni, parroco di San Paterniano di Osimo”, edito con il contributo della BCC di Filottrano.

Questa edizione, riveduta e corredata da ulteriori foto d’archivio, è integrata con i diari di guerra di Mons. Mario Fazi, Parroco di Offagna e di Mons. Ido Pieroni, Rettore del Seminario di Osimo, a cura di Fabrizio Bartoli.

Il territorio compreso tra Osimo ed Offagna, corrispondente alle frazioni di San Paterniano, Santo Stefano e Casenuove, fu teatro delle azioni militari conosciute come la Battaglia di Ancona, che avvennero nel luglio del 1944, finalizzate alla liberazione del capoluogo marchigiano. A detta di molti la battaglia di Ancona fu analoga per tragicità a quella di Montecassino.

L’autore ritrovò nel 1994 i diari tenuti negli anni di guerra dal suo parroco Don Fulvio Badaloni, e decise di pubblicarli, integrandoli con notizie sulla storia del territorio e della parrocchia, unite a ricordi personali.

Presenterà il libro lo storico Massimo Papini, già Presidente dell’Istituto Regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche. Interverranno alla presentazione, oltre all’autore e a Fabrizio Bartoli,  Simone Pugnaloni, Sindaco di Osimo, Antonio Mastrovincenzo, Presidente del Consiglio Regionale e Matteo Biscarini, Presidente dell’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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