Osimo. Chi è l’imbecille fra Sgarbi e Pugnaloni?

Che Vittorio Sgarbi non abbia peli sulla lingua è fatto ormai risaputo. Questa volta, però, l’irriverenza del noto critico d’arte non sembra essere andata giù agli osimani, che non hanno nient’affatto gradito una dichiarazione rilasciata da Sgarbi martedì sera, 1 novembre, a Otto e mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7.

Discutendo a proposito dei danni provocati dal terremoto di quest’ultima settimana, il critico ha invitato a considerare le giuste priorità, evitando finti allarmismi in aree lontane dall’epicentro e quindi non direttamente colpite dal sisma. Tra queste zone inutilmente fifone, è stata citata proprio Osimo, città in cui Sgarbi si trovava domenica mattina al momento della scossa di magnitudo 6.5.

E' stato lo stesso Sgarbi ad accogliere il gruppo di Ferrara a cui è andato il biglietto n. 40mila delle Stanze Segrete
E’ stato lo stesso Sgarbi ad accogliere il gruppo di Ferrara a cui è andato il biglietto n. 40 mila delle Stanze Segrete

Il critico non ha apprezzato la decisione del primo cittadino, Simone Pugnaloni, di chiudere al pubblico, per tutta la giornata di domenica, l’intero edificio di Palazzo Campana, sede della serata conclusiva del ciclo Donne, dolore & forza che è infatti stata rimandata e soprattutto – ecco la nota dolente – sede delle Stanze Segrete di Vittorio Sgarbi, esposizione che mette in mostra oltre 120 opere selezionate dalla collezione privata del critico.

«Sindaco, ma è imbecille?» ha raccontato di aver detto a Pugnaloni alla notizia della sospensione delle visite alla mostra. «Perché mi chiudi la mostra se non c’è niente?» [riferendosi a danni edilizi]. Espressioni colorite a parte, il critico non ha proprio digerito la scelta del sindaco osimano, scelta in realtà del tutto precauzionale e motivata anche dalle numerose richieste inviate dai sorveglianti della mostra, in gran parte giovani provenienti da diverse associazioni cittadine, restii a rimanere negli interni dello storico edificio settecentesco nel bel mezzo dello sciame sismico. «La città era piena di gente – ha ribadito Sgarbi nel salotto della Gruber – e si è creato un allarmismo privo di senso».

Una buona parte degli osimani non ha preso alla leggera le affermazioni di Sgarbi, definito dai più accaniti “uno spocchioso lunatico interessato solo al proprio tornaconto” e si è detta offesa dalle parole pronunciate nello studio televisivo, rinnegando addirittura al critico la cittadinanza onoraria concessa nel 2013 dall’allora sindaco Stefano Simoncini.

I turisti hanno approfittato della presenza del critico per una visita guidata d'eccezione
I turisti hanno approfittato della presenza del critico per una visita guidata d’eccezione

Molto più sportiva la reazione di Simone Pugnaloni, che ha commentato con serenità le affermazioni del critico, non a caso noto per la sua natura esuberante e provocatoria: «In virtù degli ottimi rapporti con la città e conoscendo il personaggio – ha detto il primo cittadino – non mi sento offeso dal linguaggio che Sgarbi ha ironicamente usato. Avrebbe potuto evitare il termine imbecille – ha concluso Pugnaloni – ma ci sarà sicuramente occasione per un chiarimento in un prossimo appuntamento televisivo».

Per quanto riguarda la scelta di sospendere le attività previste a Palazzo Campana, il sindaco ha rivendicato la sua posizione, confermando di aver messo al primo posto la salvaguardia della sicurezza comune, preferendo ricorrere ad ogni possibile precauzione anche laddove non sembrava strettamente necessaria.

Un divertente siparietto che ha infervorato molti senza testa ma che in realtà non avrà alcuna ripercussione sul fortunato connubio che la città di Osimo ha stretto oramai da diversi anni con Vittorio Sgarbi. Le sue Stanze Segrete resteranno aperte al pubblico fin al 15 gennaio 2017, quindi ben oltre la data di chiusura prevista al momento dell’inaugurazione e il 31 ottobre, proprio dopo la giornata di sospensione delle visite, un gruppo di turisti proveniente da Ferrara si è aggiudicato il biglietto numero 40 mila. Un biglietto che ha valore non solo per la mostra in sé ma anche in relazione ai drammatici eventi che hanno scosso la regione Marche: «Queste persone venute all’indomani del terremoto rappresentano il riscatto della vita sulla morte» ha commentato Sgarbi. Un riscatto che nasce dall’arte e che rivolge la sua forza a tutti i gioielli che sono stati scalfiti e che, si spera, risorgeranno presto a nuova vita.

E per una volta, tra capre e caproni, a vincere è la bellezza.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Crisi di Governo e disobbedienza dei ristoranti

Venerdì 15 gennaio migliaia di locali in mezza Italia rialzano le saracinesche


Camerano – 14 gennaio 2021 – Devo smentire me stesso. Due giorni fa, da questo stesso spazio, avevo scritto: “Il Governo Conte 2 sta per crollare sotto la mannaia renziana di un’Italia Viva che con due Ministre e una insignificante manciata di voti si permette il lusso di volerne decidere le sorti. Probabilmente è un bluff, alla fine Renzi dimostrerà di non avere le palle per andare fino in fondo. Incasserà il massimo possibile e troverà le giuste scuse per lasciare le Ministre dove stanno. Ovviamente, il tutto all’insegna del bene dell’Italia e degli italiani” (Corriere del Conero, Il caos agitato della pandemia, 12 gennaio 2021)

I fatti, dopo 48 ore, hanno dimostrato che mi sbagliavo: Matteo Renzi, ieri, (foto) ha ritirato le due Ministre di Italia Viva aprendo, di fatto, la crisi di governo e sfidando apertamente il premier Giuseppe Conte alle uniche due alternative possibili: dimettersi o andare in Parlamento a cercare i numeri per una maggioranza che, allo stato attuale, non esiste. Ma in politica, specialmente in Italia, mai dire mai: troppi salti del grillo e della quaglia, troppi passi all’indietro a mo’ dei gamberi.

Dunque, smentendomi piacevolmente, Matteo Renzi le palle ha dimostrato d’averle, eccome! Ma pure tanto coraggio che, in questo tempo di pandemia, per il PD e i 5 Stelle viene considerato pazzia pura: “Con il Paese in grave difficoltà per via del Covid, le terapie intensive affollate, i contagi che continuano a crescere, i ristori da designare, la campagna vaccinale appena partita da gestire, aprire una crisi di governo è pura follia”, è il loro mantra.

Ha ragione Renzi, o hanno ragione loro? A guardarla dall’esterno, avrebbero ragione entrambi. Renzi, perché quel che chiede, e non stiamo qui a ribadirlo, è sacrosanto, concreto e rispondente al vero; PD e 5 Stelle perché, per come è messo il Paese in questa fase, non si può perdere tempo in litigi politici e partitici quando invece andrebbe speso tutto nel gestire e risolvere i problemi pandemici a livello sociale, sanitario, economico, lavorativo.

Certo è che il quadro, nel suo insieme, al momento è un miscuglio di colori indecifrabili e il titolo del mio editoriale di due giorni fa: “il caos agitato della pandemia”, lo descrive benissimo. Il presidente Mattarella ha fretta di risolvere la crisi, profondamente consapevole dei guasti che produrrebbe al Paese se dovesse prolungarsi oltre misura. Renzi, viaggia a muso duro e in punta di unghie sul filo della lama di un rasoio: potrebbe incassare parecchio o sparire del tutto. Il centrodestra non fa sconti e vorrebbe subito elezioni anticipate. Il Premier, dopo aver accentrato ogni decisione e alzato muri intorno a sé, o riesce nella magia di mettere in piedi un Conte ter o dovrà rimettere il mandato nelle mani di Mattarella.

Tutto questo mentre il Paese, esausto, sfinito, sfiduciato e impaurito, non ne può più. E arrivano le prime ribellioni serie. Domani, venerdì 15, nelle Marche, in Toscana, in Emilia Romagna, migliaia di ristoratori hanno deciso per la disobbedienza totale ai Dpcm contiani e, costi-quel-che-costi-ormai-chi-se-ne-frega, rialzeranno le saracinesche dei loro locali senza più limiti d’orario. Pur rispettando tutte le direttive su distanziamento, sanificazione, mascherine e via dicendo. Mentre i politici a Roma litigano, gli italiani dell’Italia reale e in sofferenza reagiscono come possono e si ribellano. Non per salvarsi la poltrona, ma per salvarsi la vita.

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