Online il nuovo portale della Biblioteca Digitale Campana

Fruibili oltre 7.000 immagini dei manoscritti antichi della Biblioteca Storica

Osimo, 4 febbraio 2021 – È online il nuovo portale bibliotecadigitale.istitutocampana.it, risultato di un progetto avviato nel 2020, sostenuto dalla Regione Marche e dalla Fondazione Cariverona, che rende fruibili gratuitamente una parte significativa del fondo manoscritti (secc. XIV-XVIII) e alcuni esemplari a stampa, selezionati sulla base della rarità, del pregio e dell’antichità, della Biblioteca Storica dell’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente.

La creazione della collezione digitale nasce dall’esigenza di consentire un facile e rapido accesso ai documenti e ampliare l’utenza, con particolare riguardo a studiosi, ricercatori e studenti stranieri o provenienti da fuori regione, abbattendo le barriere dovute a distanze geografiche, situazioni economiche, emergenze sanitarie che possono impedire od ostacolare la consultabilità del patrimonio librario.

Tra gli obiettivi immediati e duraturi della digitalizzazione c’è quello non meno importante di proteggere gli originali dai rischi inevitabilmente connessi alla consultazione diretta.

La campagna di digitalizzazione, realizzata dall’azienda Record Data S.r.l., tramite lo scanner planetario in uso presso le più prestigiose biblioteche italiane e straniere, ha consentito l’acquisizione di oltre 7.000 immagini prodotte secondo le linee guida dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico del Mibact.

Tramite il visualizzatore opensource Openseadragon – scelto da biblioteche e musei di rilevanza mondiale – ogni documento è integralmente consultabile come l’originale scorrendo pagina per pagina sia in avanti che indietro, con la possibilità di una chiara lettura dell’opera sia nella sua interezza che nei dettagli.

Ogni volume è corredato da una breve scheda catalografica che riporta i dati principali della descrizione esterna (datazione, materiale, consistenza, dimensioni) e di quella interna (autori, opere, collocazione dell’opera all’interno del volume).

Grazie alla funzione di ricerca che indicizza le informazioni contenute nelle schede catalografiche si possono facilmente reperire i volumi tramite titolo e/o autore. Il portale è inoltre arricchito da due mostre virtuali che offrono un saggio delle opere di carattere scientifico conservate presso la Biblioteca Storica Campana.

Si prevede di rendere progressivamente consultabile, in formato digitale, l’intero fondo manoscritti e incunaboli e una selezione significativa dei circa 16.000 volumi della Biblioteca Storica.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo