Il Rotolo Ritrovato, tavola rotonda a Palazzo Campana

Il restauro del documento ebraico illustrato in pergamena con le storie di Ester risalente al 1700

Osimo, 12 ottobre 2021 – Si terrà domenica 17 ottobre alle ore 17.00 presso l’Aula Magna di Palazzo Campana l’iniziativa Il Rotolo Ritrovato. Tavola rotonda sul rotolo di Ester della collezione Campana dopo il recente restauro’, promossa dall’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente di Osimo, con il patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche e della Comunità ebraica di Ancona.

L’iniziativa intende promuovere la conoscenza del rotolo in pergamena illustrata con le ‘Storie di Ester’ della collezione Campana, ritrovato casualmente nel 2016, insieme ad altri fogli sparsi, all’interno di un mobile collocato nella Biblioteca Storica, e poco dopo inventariato, digitalizzato e restaurato.

Si tratta di due frammenti staccati tra loro costituenti la parte centrale di un rotolo di Ester – di cui sono perdute la parte iniziale e quella finale -, che riporta il testo ebraico dell’omonimo libro biblico, tradizionalmente letto durante la festività ebraica di Purim.

Il rotolo dell’Istituto Campana è la copia settecentesca di un documento più antico ed appartiene alla categoria Gaster II, dal nome dei primi esemplari studiati nella collezione inglese del rabbino e studioso Moses Gaster (1856–1939). Essi sono caratterizzati da una decorazione con archi intercalati da colonne tortili poggianti su basi ornate da rose; sopra la balconata che corre lungo gli archi troviamo motivi floreali e uccelli (galletti, pavoni, tacchini).

Alla tavola rotonda interverranno Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia; Roberta Tonnarelli, conservatrice presso la Sinagoga e Museo Ebraico Fausto Levi di Soragna (PR) e Monica Bocchetta, docente all’Università di Macerata.

Nell’occasione saranno esposti per la prima volta al pubblico il Rotolo di Ester e una selezione di volumi antichi in lingua ebraica della Biblioteca Storica Campana. Al termine, degustazione di piatti tradizionali ebraici a cura dell’IIS Einstein-Nebbia di Loreto.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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