Roma. Sui banchi un anno di meno alle scuole superiori

Lo prevede un decreto del ministro Stefania Giannini. Confermato l'obbligo di frequenza fino a 16 anni

Roma. Scuole superiori in quattro anni e studenti diplomati a 18 anni, come avviene in molti altri paesi europei. Lo prevede un decreto del Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. Si partirà da un bando, rivolto a tutte le scuole superiori, statali e paritarie.

Dovranno presentare progetti d’innovazione metodologica e didattica. L’obbiettivo è quello di realizzare comunque tutto il programma previsto per i 5 anni, ma con circa un migliaio di ore in meno. Il progetto, che va considerato sperimentale, potrà partire già dal prossimo anno scolastico. Saranno interessate 60 prime classi di liceo e istituti tecnici.

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini
Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini

Il decreto non dice come si potrà fare a rispettare i programmi, riducendo le ore. Saranno le scuole a suggerirlo con il loro piano.

Confermato l’obbligo di frequentare la scuola almeno fino a 16 anni e l’alternanza scuola lavoro con 200 ore di stage in azienda o enti pubblici.

I sindacati sono scettici. Temono carichi di lavoro eccessivi per gli insegnanti e nutrono dubbi sul mantenimento degli standard qualitativi.

Ma esperimenti del genere, almeno in alcuni Itis, sono già iniziati da qualche anno.

Funzionano?

Stando ad alcuni insegnanti sì. Ma occorre che le scuole abbiano già adottato metodi innovativi e che abbiano già dimestichezza con le nuove tecnologie.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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