Recanati – Consegnato a Mogol il Premio Giacomo Leopardi

Giulio Rapetti: "Leopardi è un poeta vivo perché dà ancora emozioni"

Recanati, 28 ottobre 2019 – “Leopardi è un poeta vivo perché dà ancora emozioni” ha detto il Maestro Giulio Rapetti in arte Mogol, Presidente della Siae, nel ricevere il prestigioso riconoscimento del Centro Studi Leopardiano “Premio Giacomo Leopardi” ieri, a Recanati.

Recanati – Mogol, a sinistra, ritira il Premio Giacomo Leopardi

A consegnare il Premio, l’Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua, Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario de “L’Infinito”, il primo Comitato, nella storia italiana, ufficializzato con decreto parlamentare per la celebrazione del bicentenario di una poesia.

“Giacomo Leopardi ci ha insegnato che ogni espressione artistica è manifestazione dell’eccellenza del nostro animo e del nostro pensiero. Voi siete i nostri testimoni, i nostri garanti i protettori delle opere dell’ingegno umano”  così l’Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua si è rivolto  al Maestro Mogol e ai numerosi collaboratori dell’Associazione Italiana Professionisti per la tutela del Diritto d’Autore (Pro.Di.Da.) presenti in sala.

“Il Comitato Nazionale per le celebrazioni Leopardiane   sta operando per una più ampia diffusione nazionale ed internazionale  della figura e dell’opera di Giacomo Leopardi   insieme alla citta di Recanati – ha aggiunto l’ambasciatore Balboni Acquala condivisione della cultura nelle sue svariate articolazioni è per noi condivisione di sentimenti di pace e di collaborazione tra tutte le nazioni del mondo”

L’evento celebrativo, intitolato: “Le parole all’Infinito sono musica”, si è tenuto nell’Aula Magna del Comune di Recanati, alla presenza del sindaco di Recanati Antonio Bravi, del presidente del Centro Nazionale Studi Leopardiani Fabio Corvatta, dell’assessore alla Cultura di Recanati Rita Soccio, del presidente Pro.Di.Da. Massimiliano Morico e ha visto la lectio magistralis del Professor Marcello La Matina, dell’Università di Macerata.

Ad impreziosire la giornata la performance artistico teatrale di Emanuele Montagna e delle le attrici Martina Valentini Martinez e Asia Galeotti, che hanno dato  vita al recital “Infinitamente… Giacomo” con il sottofondo delle note della canzone “Emozioni” di Lucio Battisti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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