Milano – La rivincita delle pagine di carta

L’e-book non riesce a competere con i libri cartacei. E vale per l’America come per l’Europa

Milano“L’e-book sarà come il cinema, il volume cartaceo come il teatro”. “Lo scrittore John Locke con la sua “Saving Rachel” a 99 centesimi di dollaro su Amazon ha venduto un milione di libri digitali entrando così nella compagnia dei sette autori più venduti”.

Lo si affermava appena una manciata di anni fa. Ed era questa la tendenza per il futuro.

Non tramonta il fascino dei libri cartacei
Non tramonta il fascino dei libri cartacei

Da almeno un decennio, celebriamo il funerale del libro cartaceo. Ma oggi un sondaggio Gallup, pubblicato negli Stati Uniti, ci dice l’esatto opposto. Nel 2016, il 73% degli intervistati ha dichiarato di preferire il libro tradizionale, il 19% quello in format elettronico e 6% l’audiolibro.

I lettori di libri sono stati il medesimo numero di quelli del 2002, un periodo ancora non influenzato dagli smartphone. Nel dettaglio, gli americani che hanno letto da uno a dieci libri durante il 2016 sono stati pari al 53% degli adulti tra 18 e 29 anni, e al 48% degli over 65.

I lettori forti con oltre 11 libri l’anno si sono assestati  al 35%. Infine, il 16% degli intervistati ha dichiarato di non aver preso in mano nemmeno un libro.

Rispetto a un sondaggio del 1978, si tratta di una percentuale raddoppiata, ma è anche la stessa del 1990. Risultato? In America si continua a leggere e a preferire il libro tradizionale.

L'immagine del paradiso sognata dagli amanti della lettura
L’immagine del paradiso sognata dagli amanti della lettura

E in Europa?

Lo stesso studio potrebbe dare risultati ancora più sorprendenti. Nel vecchio continente, i lettori sono notoriamente  più legati alle pagine di carta, quelle che si toccano e che, col tempo, acquistano pure odore. Perché?

Subito si è pensato al caro prezzo degli I-pod, ma il tempo lo ha smentito. Nel nostro continente è radicata una mentalità più tradizionalista, che dà ancora peso al tatto della carta stampata per la lettura come piacere.

Altro discorso va fatto per i quotidiani. Qui, come in America, è confermato il crollo delle edizioni cartacee. Forse perché questo genere di letture non è più considerato un piacere, ma solo un  aggiornamento, da consumare il più veloce possibile.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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