‘Era una casa povera’: torna in libreria il poeta corridoniano Mario Broglia

Il nuovo libro pubblicato da Aletti Editore si fregia della prefazione di Hafez Haidar, intellettuale libanese e traduttore di Gibran

Corridonia (MC), 26 marzo 2021 – Ritorno in libreria per Mario Broglia, dopo il libro d’esordio “Lungo una strada di terra” che era stato presentato da Alessandro Quasimodo, autore, attore e regista teatrale, nonché figlio del poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo.

Anche la nuova raccolta, dal significativo titolo “Era una casa povera“, ha il beneplacito di un intellettuale di rilievo: si tratta dello studioso e poeta libanese Hafez Haidar, che è anche tra i più importanti traduttori di Gibran, oltre che traduttore in lingua araba dei libri di Oriana Fallaci. Haidar, illustrando le tematiche dell’opera, si apre ad un eloquente apprezzamento degli scritti del poeta, nella prefazione che ha stilato per il volume: «Lo stile del talentuoso Broglia è raffinato, intriso di profondi pensieri filosofici ed immaginifici; il suo linguaggio è diretto, compatto e coinvolgente».

È lo stile, maturo e ricercato, di chi è sempre stato a contatto con la parola scritta, coltivata sin da bambino. La qualità dei versi ha suscitato anche un considerevole apprezzamento nei premi letterari, dove Broglia ha ottenuto importanti riconoscimenti.

Per quanto riguarda le tematiche, «traspare una profonda nostalgia verso le umili origini, la terra natia e la natura, madre ispiratrice dei suoi sentimenti e della sua fertile immaginazione – continua ancora Haidar – Il sogno, in cui Mario cerca conforto e consolazione, lo spinge a dimenticare il presente per librarsi in volo sui campi dorati dove correva in passato con il suo amico d’infanzia, sfidando il tempo e le avversità, e dove poteva osservare la madre, ancor giovane, mentre raccoglieva fiori profumati».

Quella di Broglia, poeta di Corridonia in provincia di Macerata, è una poetica del ricordo e della memoria di un mondo lontano, di cui si è persa traccia nel tempo presente. Il poeta guarda con triste nostalgia alla vita passata, più vicina all’autenticità e alla natura da cui il genere umano è andato via via separandosi.

“Quale gioia era possibile / fuori da quel passato, / ormai perduto. / E lungamente rimpianto”, scrive l’autore in una delle poesie più intense. A quel luogo del cuore, non più vivibile nel presente, potrà fare ritorno tutte le volte che ne sentirà la mancanza, attraverso la memoria, che, come uno scrigno prezioso, restituisce «al poeta la gioia e i momenti felici vissuti con la sua famiglia nella vecchia, amata casa dimenticata da tutti, ma non dal suo cuore».

La nuova opera, reperibile presso qualsiasi libreria previa ordinazione, è pubblicata nella prestigiosa collana della Aletti Editore “I Diamanti”, che si avvale della collaborazione di figure di spicco del panorama culturale. Oltre ai già citati Quasimodo junior e Haidar, ci sono anche il poeta Francesco Gazzè, autore dei testi di Max Gazzè, e il paroliere Alfredo Rapetti Mogol, che ha scritto numerosi successi per artisti eterogenei, tra cui Laura Pausini (“Strani amori), Raf (“Il battito animale”) e Ivan Graziani, con cui ha scritto “Il chitarrista” a quattro mani.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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