Ancona. La storia dell’Italia nelle canzoni di Fabrizio De André

Tributo al cantautore genovese sabato 3 dicembre con Luccarini Barboni Marasca e Stillo

Ancona. Fabrizio De André (1940 – 1999), celeberrimo cantautore genovese, probabilmente uno dei più grandi in assoluto, per capirlo davvero fino in fondo bisognerebbe averlo “respirato”. Solo dopo aver sceso i carrugi genovesi, o risalito via del Campo, o sbirciato il mar ligure da quei budelli, riesci infatti a capire un po’ di più l’anima di questo menestrello della poesia messa in musica.

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Ciò nonostante, per quelli cioè che certe sensazioni non le hanno vissute, ascoltare De André resta sempre un’esperienza fuori dall’ordinario. Per chi lo ha amato, e per chi l’ama ancora, la possibilità si presenta sabato 3 dicembre alle 21.30 presso il Museo del giocattolo in vicolo Bonarelli, una traversa fra via Pizzecolli e via Matas, in Ancona. Un luogo raggiungibile rigorosamente a piedi.

La serata, dal titolo: “La storia dell’Italia nelle canzoni di Fabrizio De André” non ha bisogno di presentazioni poiché si racchiude tutta nel titolo stesso. Basta, per spiegarla, l’elenco dei brani che verranno eseguiti:

– MARINELLA – 1962

– LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO – 1966

– BALLATA DELL’AMORE CIECO

– PREGHIERA IN GENNAIO – 1967

– AVE MARIA – 1970

– IL GORILLA

– SUZANNE

– IL GIUDICE – 1973

– VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE – 1973

– ANDREA – 1978

– HOTEL SUPRAMONTE – 1979

– DON RAFFAÈ

– HO VISTO NINA VOLARE – 1990

– ANIME SALVE

– IL PESCATORE (GRAZIA) CON CORO DI TUTTI

Grazia Barboni, voce e chitarra nello spettacolo su De André
Grazia Barboni, voce e chitarra nello spettacolo su De André

Trent’anni di produzioni del cantautore che tracciano e intrecciano la vita politica e sociale di un’Italia in pieno sviluppo e cambiamento. L’Italia delle contraddizioni, del ′68, delle Brigate rosse, degli anni di piombo, dei rapimenti, visti con gli occhi anarcoidi di chi da sempre canta il mondo degli esclusi e degli emarginati.

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Gianni Marasca, l’avvocato con la passione per la musica ideatore del tributo al cantautore genovese

Interpreti del concerto/racconto di sabato 3, Antonio Luccarini (voce narrante), filosofo e storico d’Ancona; Grazia Barboni (voce e chitarra); Gianni Marasca (voce e chitarra); Dario Stillo (pianoforte).

Ci sono tutti gli ingredienti, visti gli interpreti, per assaporare fino in fondo il clima e le atmosfere che hanno fatto grande il cantautore genovese.

 

 


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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