Loreto – Della quiete e delle tempeste: tre serate di poesia

Alla Brugiamolini rivivranno Emily Dickinson, Tonino Guerra e il pittore Lorenzo Lotto

Loreto – Giovedì 19 gennaio alle ore 21.15, presso la biblioteca comunale Attilio Brugiamolini inizia il primo di tre incontri con la poesia: Della quiete e delle tempeste, curati da Danilo Mandolini e promossi dagli assessori alla cultura Luca Mariani e pari opportunità Alessia Morelli, in collaborazione con Arcipelago Itaca edizioni.

La Renata Morresi
A sinistra, la poetessa Renata Morresi

Gli incontri avranno cadenza mensile. La protagonista del primo appuntamento è Renata Morresi, poetessa nata a Recanati nel 1972. La Morresi vive a Macerata dove insegna lingua e traduzione inglese presso l’università della città, e dove scrive poesie e saggi; di recente sono usciti due volumi di sue traduzioni della poetessa americana Rachel Blau Du Plessis.

Oltre a presentare alcune sue composizioni, Renata Morresi declamerà, spiegherà e dialogherà con quelle di una delle poetesse più importanti del XIX secolo, la statunitense Emily Dickinson.

Manuel Cohen
Il critico e saggista Manuel Cohen

Il secondo appuntamento, in calendario giovedì 16 febbraio, vedrà il critico e saggista letterario Manuel Cohen dialogare con il poeta, scrittore e sceneggiatore – legatissimo al regista Federico Fellini – Tonino Guerra, scomparso 5 anni fa.

Al terzo appuntamento, giovedì 16 marzo, interverrà Francesco Scarabicchi, poeta anconetano, ammaliato fin dall’adolescenza della vita e dell’esistenza del pittore Lorenzo Lotto, morto a Loreto nel 1557.

Dj Nicola Pigini
Dj Nicola Pigini

Contestualmente a questi incontri si svolgerà il concorso di poesia: Scrivi ….a modo tuo; giunto alla seconda edizione e dedicato a tutti gli studenti dalla quinta elementare alla terza media. Il componimento migliore verrà musicato dal dj marchigiano Nicola Pigini, che lo trasformerà in una canzone.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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