Jazz Accordion Festival, il gran finale è con il bikers-duo

Oggi, domenica 11 alle 12.15 in sala convegni, fisarmonica e sassofono chiudono la rassegna

Castelfidardo. Il bel percorso musicale del Jazz Accordion Festival approda al traguardo con il “Bikers duo”. La rassegna organizzata dall’assessorato alla cultura in collaborazione con i locali che hanno ospitato le serate e gli sponsor tecnici, si interseca in questo ultimo appuntamento con il palinsesto dei “Concerti del Consiglio” e di “Natalfidardo”; cambia dunque la location, lasciando la dimensione dei club per mettere la ciliegina sulla torta in un ambiente più istituzionale.

Simone Zanchini e la sua fisarmonica (foto NISI Castelfidardo)
Simone Zanchini e la sua fisarmonica (foto NISI Castelfidardo)

Il bikers duo composto nell’occasione da Simone Zanchini alla fisarmonica e Stefano Bedetti al sassofono, si esibisce infatti oggi alle 12.15 nella sala convegni di via Mazzini (ingresso libero), facendo vibrare la parte più melodica della jazzofilia.

Il duo propone infatti una rara combinazione strumentale in cui i protagonisti si scambiano continuamente i ruoli dando modo di gustare appieno le possibilità timbrico-dinamiche dei rispettivi strumenti e della loro affascinante tavolozza sonora. Una peculiarità che consente di coinvolgere sia gli amanti del jazz sia gli estimatori della musica classica.

Il repertorio, costituito da composizioni originali e da brani di levatura internazionale, non perde mai la strada della melodia: la forza del sax di Bedetti, la versatilità di uno dei fisarmonicisti più eclettici e talentuosi quale Simone Zanchini.

JazzAccordionFestival è un progetto #PIFCastelfidardo in collaborazione con Tiranti Fisarmoniche, Ottavianelli Accordions, Scandalli Accordions, Victoria Accordions, Zero Sette Accordions.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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