Jazz Accordion Festival, il gran finale è con il bikers-duo

Oggi, domenica 11 alle 12.15 in sala convegni, fisarmonica e sassofono chiudono la rassegna

Castelfidardo. Il bel percorso musicale del Jazz Accordion Festival approda al traguardo con il “Bikers duo”. La rassegna organizzata dall’assessorato alla cultura in collaborazione con i locali che hanno ospitato le serate e gli sponsor tecnici, si interseca in questo ultimo appuntamento con il palinsesto dei “Concerti del Consiglio” e di “Natalfidardo”; cambia dunque la location, lasciando la dimensione dei club per mettere la ciliegina sulla torta in un ambiente più istituzionale.

Simone Zanchini e la sua fisarmonica (foto NISI Castelfidardo)
Simone Zanchini e la sua fisarmonica (foto NISI Castelfidardo)

Il bikers duo composto nell’occasione da Simone Zanchini alla fisarmonica e Stefano Bedetti al sassofono, si esibisce infatti oggi alle 12.15 nella sala convegni di via Mazzini (ingresso libero), facendo vibrare la parte più melodica della jazzofilia.

Il duo propone infatti una rara combinazione strumentale in cui i protagonisti si scambiano continuamente i ruoli dando modo di gustare appieno le possibilità timbrico-dinamiche dei rispettivi strumenti e della loro affascinante tavolozza sonora. Una peculiarità che consente di coinvolgere sia gli amanti del jazz sia gli estimatori della musica classica.

Il repertorio, costituito da composizioni originali e da brani di levatura internazionale, non perde mai la strada della melodia: la forza del sax di Bedetti, la versatilità di uno dei fisarmonicisti più eclettici e talentuosi quale Simone Zanchini.

JazzAccordionFestival è un progetto #PIFCastelfidardo in collaborazione con Tiranti Fisarmoniche, Ottavianelli Accordions, Scandalli Accordions, Victoria Accordions, Zero Sette Accordions.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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