Il premio Paolo Soprani a Simone Zanchini

Degna conclusione delle cinque intense giornate del Jazz Accordion Festival

Castelfidardo. Per la sua vastissima attività artistica con l’integrazione della fisarmonica nei più vari contesti“: Questa la motivazione con cui il presidente della Scandalli Accordions Mirco Patarini ha consegnato il premio “Paolo Soprani” a Simone Zanchini, protagonista di spicco del panorama musicale e della prima positiva edizione del Jazz Accordion Festival.

Patarini Zanchini
Mirco Patarini, presidente della Scandalli Accordions premia Simone Zanchini

Istituito nel 2009, il riconoscimento che porta il nome del fondatore dell’industria della fisarmonica viene annualmente attribuito da Scandalli, Museo internazionale e Comune di Castelfidardo a quanti contribuiscono nelle più disparate forme alla valorizzazione e alla promozione dello strumento: Zanchini è il secondo fisarmonicista dopo Viacheslav Semionov a ricevere la bella scultura in bronzo opera del fidardense Franco Campanari e succede nell’albo d’oro ad Andrea Bocelli.

La versatilità, l’estro, la padronanza tecnica di Zanchini hanno radici profonde: talento e passione innate, studi classici e scrupolosa ricerca sono alla base dell’innovazione e della sperimentazione che lo stanno consacrando.

Originario di Novafeltria, residente a San Leo, romagnolo purosangue, Zanchini è una stella che brilla nel firmamento mondiale. Ed al Jazz Accordion Festival ha dato un contributo importante sia come concertista sia come direttore artistico.

Simone Zanchini con il sindaco
Simone Zanchini con il sindaco Roberto Ascani

«Un’iniziativa bella, coraggiosa, fresca che ha slegato la fisarmonica da quelle etichette e steccati che la circondano erroneamente – ha detto Zanchini – ho iniziato a suonarla 36 anni fa e pensare che potesse entrare in ambiti diversi da quello popolare era pura fantascienza. La fisarmonica ha fatto passi da gigante, così come il jazz che è l’ultimo arrivato ma sta cominciando a sfondare. E se Frank Marocco e Art Van Damme sono stati i pionieri della fisarmonica nel jazz, oggi c’è sempre più voglia di rischiare, sperimentare, contaminare, improvvisare musica non codificata che si arricchisce di tante influenze, così come accade nelle dinamiche della società. Il Jazz Accordion Festival ha colto questo segnale di cambiamento e ci ha fatto piacere incontrare tanti giovani nei club. La musica di qualità si paga: questa è stata una rara eccezione per divulgare la cultura di uno strumento straordinario».

Il Jazz Accordion Festival lascia dunque un’impronta significativa, premiando l’intuizione dell’assessore alla cultura. «Trovare le risorse per organizzare eventi è di per sé difficile, ma Ruben Cittadini ha avuto soprattutto il merito di crederci facendo scoccare una scintilla – ha sottolineato il sindaco Roberto Ascani -: questo può essere l’inizio di un percorso tutto nuovo che decontestualizza la fisarmonica dai consueti contesti, la svincola dalla competizione e l’avvicina ai giovani».

 

redazionale

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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