Vita morte e miracoli del Covid-19 nelle Marche e nel mondo

Pubblicato in rete l’E-book di Paolo Fileni edito da CdC Editore

Camerano, 5 agosto 2020 – In un arco temporale di sette mesi, nell’E-book Covid-19, il virus che ci ha insegnato ad abbracciarci con gli occhi il giornalista e scrittore Paolo Fileni ha raccolto i suoi editoriali pubblicati su Corriere del Conero da febbraio ad inizio agosto 2020.

Messi in fila, sono oltre cinquanta articoli e altrettante foto che raccontano l’arrivo del virus in Lombardia, il suo espandersi nel resto d’Italia e del mondo con ampi spazi dedicati alle Marche: «Perché nelle Marche ci vivo – spiega Fileni – e l’evolversi della pandemia con tutti i suoi fenomeni socio-sanitari li ho vissuti professionalmente da dentro questa regione. Nello specifico, da Camerano in provincia di Ancona».

Camerano – Paolo Fileni, autore dell’E-book “Covid-19, il virus che ci ha insegnato ad abbracciarci con gli occhi”

Dal suo posto di direttore responsabile della testata Corriere del Conero, come ha vissuto l’arrivo del virus, il lockdown e la riapertura con l’approssimarsi della stagione turistica?

«Credo, come gran parte dei marchigiani e del resto degli italiani: chiuso in casa 23 ore su 24 durante il lockdown. Impaurito ma speranzoso nella fase della riapertura. Estremamente felice nel vedere azzerarsi i numeri provenienti dalle terapie intensive, ma con una profonda angoscia verso le oltre 35mila vittime. Il mio ruolo non ha prodotto nessun privilegio, anzi. Ci sono notizie e dati che non avrei mai voluto trasmettere ai lettori. Eppure, l’ho dovuto fare anche quando le dita tremavano sulla tastiera del pc e spesso schiacciavano il tasto sbagliato».

I marchigiani, sono stati bravi? Ce la faranno a mettersi il Covid-19 alle spalle?

«In linea di principio sì, sono stati bravi. Come la stragrande parte degli italiani, d’altronde. Poi, gli idioti esistono a tutte le latitudini ma per fortuna sono in larga minoranza. Gli italiani, in generale, sono stati molto più bravi e virtuosi di chi li governa. Forse, è ancora presto per capire fino in fondo quello che ci è capitato fra capo e collo all’improvviso. Ho timore dei risultati quando andremo a tirare le somme finali di questa pandemia. Ma sono fiducioso. Gli italiani, i marchigiani in particolare, ne hanno viste di tutti i colori: guerre, terremoti a raffica, crisi dell’agricoltura e delle imprese di varia natura ma si sono sempre rialzati. Lo faranno anche questa volta, sarà dura se il Covid-19 persiste, ma ce la faranno».

Torniamo al suo libro “Covid-19, il virus che ci ha insegnato ad abbracciarci con gli occhi”. Perché l’ha scritto, e perché questo titolo?

«Questo E-book è la somma del mio lavoro che ha raccontato il Covid-19 nell’arco di sette mesi. La raccolta di tutti gli editoriali pubblicati nella mia striscia “Paneburro&marmellata su Corriere del Conero, da dove aggiornavo i lettori sull’evoluzione dei numeri dei positivi e dei decessi. Una sorta di diario quasi quotidiano sull’evolversi della pandemia, e come un diario è strutturato. Ma non è fatto solo di report sterili, dentro al libro, oltre alle mie riflessioni ed emozioni, ho inserito anche quelle di alcune donne e uomini marchigiani, liguri e torinesi; le reazioni sui social della gente comune, il lavoro straordinario di medici e volontari di ogni ordine  e grado al servizio della comunità. Insomma, una testimonianza piuttosto precisa di quel che è stato fin qui il coronavirus che ho voluto mettere a disposizione di tutti. Il Titolo? Mi è venuto in mente mentre scrivevo un articolo durante il lockdown, quando ho preso coscienza che tanta gente avrebbe voluto abbracciare chi gli aveva salvato un familiare, ma lo poteva fare soltanto con gli occhi, da dietro una mascherina».

Dal momento che si parla di un libro elettronico, che non si trova in versione cartacea nelle normali librerie, per acquistare l’E-book di Paolo Fileni edito da CdC Editore (e per semplifcare la spiegazione, ndr),  cliccare qui . Effettuato il pagamento con una carta o una prepagata attraverso PayPal, nell’arco massimo di 24 ore il  lettore riceverà una copia del libro in formato Pdf direttamente a casa attraverso la propria e-mail.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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