Gli uomini eccellenti e le ditte famose di Camerano

Sandro Strologo presenta la sua ultima fatica letteraria mercoledì 1° giugno presso la Sala convegni

Camerano, 28 maggio 2022 – “Camerano: uomini eccellenti e ditte famose – dalla metà dell’800 agli anni cinquanta del secolo scorso”, è questo il titolo dell’ultima fatica letteraria del professore Sandro Strologo. Un libro che verrà presentato ai cameranesi mercoledì 1° giugno alle ore 18.30 presso la Sala convegni, alla presenza dell’autore, del sindaco Oriano Mercante, dell’assessore alla Cultura Barbara Mori e di Rinaldo Ridolfi che entrerà nel merito delle tematiche trattate nel volume.

Camerano – La copertina del libro e l’autore Sandro Strologo

Sandro Strologo nel suo libro – 260 pagine e tante fotografie – raccoglie e racconta la storia di più di venticinque personaggi illuminati che hanno avuto un ruolo importante nella storia di Camerano, nel periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento a quello della prima metà del Novecento nei settori sociali, culturali, politici, amministrativi. Tra questi, sono presentati Alessandro Manfrini, Celeste Breccia, mons. Nicomede Donzelli e il fratello Lino ed Ezio Giaccaglia. Atri personaggi sono stati inseriti dall’autore nell’ambiente in cui hanno operato come l’Unione Cooperativa, l’Imperia, i Maestri e i componenti del complesso bandistico di Camerano; altri ancora vengono menzionati per aver contribuito a migliorare la situazione economica e sociale in ambiti diversi.

Spiega Strologo: «Gli anni antecedenti la Prima guerra mondiale vedono avviarsi il paese di Camerano, che in questo periodo conta poco più di quattromila abitanti, verso un processo di continue trasformazioni. Il posto delle donne nell’industria di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento è molto rilevante, soprattutto nel settore tessile che impiega la metà dei lavoratori occupati con manodopera prevalentemente femminile. Sono convinto che il volume possa essere utile specialmente ai giovani, perché la conoscenza e la memoria del passato arricchiscono la nostra persona e ci spronano ad amare sempre di più il nostro piccolo paese».

In ultimo, i ringraziamenti dell’autore: «al Comune di Camerano, alla Proloco, alla Banca di Filottrano, alla signora Duccia Recanatini e all’amico Fio­renzo Santini per aver permesso la stampa e la pubblicazione del presente volume».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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