Coro Città di Camerano: una storia che dura da quasi ottanta anni

Camerano. Con grandi ambizioni e voglia di espandersi, il Coro Città di Camerano freme per ricominciare l’attività e prepararsi al meglio in vista dei tanti impegni che lo aspetta.

L'incontro con il Coro Città di Camerano. Da sinistra: Eugenio Mori, consigliere e corista; Ferruccio Ferri, presidente; Maria Serpilli, corista e collaboratrice; Angelo Biancamano, maestro
L’incontro con il Coro Città di Camerano. Da sinistra: Eugenio Mori, consigliere e corista; Ferruccio Ferri, presidente; Maria Serpilli, corista e collaboratrice; Angelo Biancamano, maestro

Fra alti e bassi, chiusure e riaperture, arriva da lontano la storia della corale, sin dagli anni ’40, quando fu fondata la prima realtà musicale di arte sacra e profana. Nei primi anni ’80 la corale si è ricostituita con il nome di “Città di Camerano”, mirando al perfezionamento del proprio repertorio, convogliando nel proprio seno i tanti appassionati e i cultori della musica, valorizzando e incoraggiando quei giovani in possesso di talento e promuovendo varie manifestazioni.

Nel 1992 è avvenuta una svolta importante, l’affidamento dell’incarico di Direttore al Maestro Angelo Biancamano. Diplomato in composizione, musica corale e direzione di coro e strumentazione per banda presso il Conservatorio G. Rossini di Pesaro, Biancamano ha frequentato con il Maestro Ennio Morricone il seminario di Musica per Film presso l’Accademia Chigiana di Siena.

Il Maestro Angelo Biancamano
Il Maestro Angelo Biancamano

La sua produzione comprende brani per organici da camera strumentali e vocali, nonché brani di polifonia sacra per coro misto pubblicati con le case editrici Carrara e Berben. In occasione del bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi, ha composto le musiche per lo spettacolo teatrale E come il vento. Fino ad ottobre 2001 è stato direttore del Coro Lirico “Mezio Agostini” di Fano, con il quale ha tenuto concerti e partecipato a produzioni operistiche in Italia e all’estero collaborando con i cantanti Antonacci, Ballo, Bocelli, Dessì, Gasdia, Kabaivanska.

Sotto la sua direzione, Il Coro città di Camerano ha partecipato a numerose rassegne corali tra le quali la XI Rassegna Nazionale di Canti Natalizi a Serra S. Quirico, alla XVI a Trento, alle rassegne corali a Trevignano (TV) e Merano (BZ). In occasione del Pellegrinaggio dei giovani d’Europa e per il Millenario della Cattedrale di Ancona, il Coro è intervenuto nelle celebrazioni delle Sante Messe presiedute da S.S. Giovanni Paolo II.

Un curriculum davvero prestigioso, non c’è che dire. Maria Serpilli, collaboratrice e corista, riassume la storia recente per noi.

Maria Serpilli, collaboratrice e corista
Maria Serpilli, collaboratrice e corista

“Nel 1984 Eugenio Mori e Paolo Bondi hanno proposto al loro direttore di banda di rimettere in piedi il coro che a Camerano aveva una tradizione antichissima, richiamando alcuni coristi parrocchiali. Nel 1992 l’evento molto importante che ha segnato fino a oggi il percorso dell’associazione: l’arrivo del Maestro Angelo Biancamano. Un professionista molto competente e paziente. Da quella data, grazie a lui,  abbiamo iniziato un percorso musicale davvero importante”.

La parola al Maestro, dunque.

“Ho dedicata metà della mia vita al coro di Camerano – ha spiegato Angelo Biancamano – ho avuto la possibilità di vivere l’evoluzione del gruppo, l’impegno dei coristi, e degli addetti ai lavori. Abbiamo raggiunto traguardi importanti riuscendo ad eseguire brani musicali di grandi musicisti. Da questo punto di vista il mio impegno è stato ripagato in modo a dir poco superlativo”.

Maestro, che programmi avete quest’anno?

“Parteciperemo al Conero Singing, il sette e l’otto ottobre, un workshop. Il ventiquattro settembre prenderemo parte al’inaugurazione del museo della Farfisa e a Natale avremo una collaborazione con l’orchestra giovanile delle Marche e con il maestro Stefano Camporucci”.

Come risponde il pubblico alle vostre performance?

“C’è una risposta positiva da parte della cittadinanza. I nostri concerti sono sempre pieni. E la nostra offerta sempre apprezzata e gradita. E questo avviene anche quando accettiamo ingaggi fuori da qui. Siamo stati a Cremona, Trento, San Pietro… un modo per visitare anche le città. E devo dire che le occasioni non mancano”.

“Abbiamo fatto anche molti concerti a Macerata e a Recanati – tiene a precisare Ferruccio Ferri, il presidente del Coro – insomma, giriamo anche le Marche”.

Ferruccio Ferri, presidente del Coro Città di Camerano
Ferruccio Ferri, presidente del Coro Città di Camerano

Avete problemi nel tenere in piedi l’associazione?

“Bè, chiaramente i soliti problemi economici – ammette Maria Serpilli – le proposte sono tante ma le risposte poche. Non a caso siamo aperti a chiunque volesse prendere parte e condividere questa nostra iniziativa. Nonostante ciò, va detto che il Comune cerca sempre di appoggiarci e venirci incontro. Siamo stati insigniti della medaglia d’oro riservata alle associazioni. Un particolare ringraziamento – tiene a sottolineare la Serpilli – va indirizzato ad Alessandra Capici, soprano residente a Camerano. Lei ha formato tantissime voci all’interno del coro, incoraggiando tanta gente a studiare canto e a dare libero sfogo alla propria passione”.

Terminata l’intervista, come spesso succede da queste parti, responsabili, maestro e coristi si sono radunati intorno alla tavola per un pranzo in allegria. Ripromettendosi, fra un bicchiere di vino e una fetta di torta, di dare il massimo anche questa stagione.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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