Camerano – Successo di pubblico alla presentazione di Francescani nel Conero di Angelo Monaldi

Camerano – Gran pubblico ieri sera al cantinone di Piazza Matteucci per la presentazione del libro Francescani nel Conero di Angelo Monaldi, edito da Gwynplaine edizioni. Presenze e atmosfere di marca prettamente locale: cameranese l’autore: cameranese l’editore; cameranese il pubblico; con qualche “contaminazione” di foresti venuti a celebrare l’autore che – per impegni, interessi e mondanità varie – gode in zona di una certa e meritata fama.

Il numeroso pubblico intervenuto alla presentazione
Il numeroso pubblico intervenuto alla presentazione

Francescani nel Conero è, in sostanza, una tesi di laurea assurta alla pubblicazione grazie alla volontà di Angelo Monaldi e alla complicità di Orlando Micucci, editore atipico e fuori dai canoni convenzionali. Per capire meglio il concetto basti dire quanto Micucci, impegnato editore politico marcatamente di sinistra, si sia lasciato “convertire” con piacere alla pubblicazione di una storia su San Francesco (per sua stessa ammissione). Il diavolo e l’acqua santa. Forse l’ennesimo miracolo del Santo.

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Lo studio prodotto da Monaldi nella sua ricerca storica affascina e incuriosisce per svariati motivi. Non ultimo il fatto, ampiamente dimostrato, dell’inesattezza di tante prese di posizione pubbliche  nei confronti della presenza vera o presunta del Santo nelle nostre zone. Ci sono date che non coincidono, costruzioni di chiese e conventi non documentate ma comunque attribuite e che Francescani nel Conero tenta di ricollocare nei giusti alvei.

Un testo, Francescani nel Conero, con il quale dovranno fare i conti da oggi tutti gli studiosi della materia, compresi certi sindaci locali che forse con troppa leggerezza si sono presi licenze d’attribuzione di chiese e conventi che andrebbero riconsiderate. Vedremo.

Ad impreziosire l’opera va citata la prefazione di Fabio Toccaceli.

Angelo Monaldi
Angelo Monaldi

A fine serata due battute con Angelo Monaldi. Soddisfatto della presentazione?

«Soddisfattissimo. Non mi aspettavo così tanta partecipazione. La gente ha acquistato tutte le copie a disposizione … meglio di così!»

Il prossimo lavoro?

«La ricerca storica è molto impegnativa, occorre tempo che al momento non ho visti i miei impegni lavorativi all’estero. C’è un progetto che mi darebbe soddisfazione approfondire e riguarda la storia delle grotte di Camerano. Chissà, forse un giorno riuscirò a concretizzarlo»

La prossima tappa per la presentazione di Francescani nel Conero:

venerdì 30 dicembre ore 18 al Museo della città in Ancona P.zza del Plebiscito


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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