Terremoto: scuole chiuse a Sirolo

Il sindaco Misiti dispone la chiusura per il 18 e 19 gennaio

Sirolo – A seguito delle scosse di questa mattina con epicentro a Montereale nell’Aquilano, il sindaco Moreno Misiti ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia.

Il sindaco Moreno Misiti ha disposto la chiusura delle scuole di Sirolo per due giorni, in via cautelativa
Il sindaco Moreno Misiti ha disposto la chiusura delle scuole di Sirolo per due giorni, in via cautelativa

Le scuole sono chiuse oggi e domani (18 e 19 gennaio), e le lezioni riprenderanno regolarmente venerdì 20.

La decisione è stata presa in via cautelativa, sebbene gli episodi sismici di forte intensità abbiano interessato zone lontane dal territorio sirolese.

“C’è stata molta paura tra gli studenti e gli insegnanti e le scuole sono state evacuate – ha dichiarato il sindaco Misiti – Con il freddo di questi giorni è impensabile lasciare i bambini e il corpo decente al freddo durante le evacuazioni, quindi abbiamo deciso di chiudere le scuole per due giorni”.

Al momento sono in corso le verifiche agli edifici scolastici che si protrarranno anche domani mattina, ma non si prevedono danni.

“Le nostre scuole sono sicure, perché sono state costruite con le norme anti-sismiche vigenti – ha concluso Misiti – pertanto non ci aspettiamo danni agli edifici”.

Stessa identica disposizione riguarda il Comune di Numana che appartiene allo stesso comprensorio scolastico

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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