Liberamente Sirolo: “Ma il Parco, c’è o no?

Tante le questioni in sospeso dopo il commissariamento dell’Ente e i litigi fra Comune e Parco del Conero

Sirolo – Mentre il Comune di Sirolo e l’Ente Parco del Conero litigano – si ritroveranno avanti il TAR Marche il 6 dicembre prossimo per lo spostamento da sud (San Michele) a nord (Sassi Neri) di una quantità di arenile di 5.000 metri cubi – è passato sotto traccia in questi giorni il fatto che il Parco, che dovrebbe intervenire anche e soprattutto per le edificazioni nei territori dei Comuni che ne fanno parte, è stato clamorosamente commissariato.

Una veduta del territorio su cui sorge il Parco del Conero

Il commissario in questione è l’arch. Maurizio Piazzini, cioè il primo estensore del Piano del Parco del Conero nel maggio 1997.

Sono passati 30 anni dall’istituzione del Parco e 20 da quando Piazzini affermò che: «il limite del consumo del territorio è stato raggiunto». Nonostante ciò, nei Comuni del Parco del Conero c’è stato comunque un “consumo smodato del territorio”, il più delle volte per fini meramente speculativi.

Sirolo – Il commissario dell’Ente Parco del Conero Maurizio Piazzini

A sostenerlo è il gruppo Liberamente Sirolo che, oltre a queste affermazioni, si pone qualche domanda. Basandosi sulle seguenti riflessioni:

  • Nonostante la denuncia stragiudiziale di alcuni anni fa del PD di Sirolo, che paventò la realizzazione di 350mila mc. nel solo Comune, nel cuore del Parco, le gestioni dell’Ente, allertate, non intervennero come avrebbero dovuto, o non si fecero sentire a sufficienza. Questo loro comportamento, permise la realizzazione di quei 350mila metri cubi di cemento, che produsse incompiute e scheletri di cemento disseminati in ogni angolo.
  • Inoltre, sebbene il Parco abbia emanato un regolamento relativo alle case di civile abitazione che non debbono essere più alte di 7.20 metri (misurate a valle)”, tali disposizioni verrebbero disattese. Per accorgersene basterebbe fare un giro e controllare le attuali costruzioni: sono ben pochi quelli che rispettano il regolamento del Parco. I punti panoramici e i crinali, che dovrebbero essere salvaguardati e difesi, verrebbero invece deturpati.
Una panoramica di Sirolo

«A distanza di 20 anni e alla luce degli ultimi eventi – si chiede Liberamente Sirolo – sarebbe opportuno domandarsi cosa è successo all’interno del Parco del Conero, perché non assolve alla sua funzione, e perché è stato commissariato. Ma, soprattutto, chiedere al nuovo commissario – principale attore del Piano del parco – se ritiene ancora valide le osservazioni che avanzò nel 1997 a proposito del consumo del territorio».

E si arriva alla domanda cruciale: «Il nuovo commissario ha intenzione di porre rimedio a questa dissennata gestione del territorio?»

A sinistra, l’atto del Piano del Conero risalente al 1997. A destra, un articolo del Corriere Adriatico risalente al 2012 quando venne sequestrato il molo Davanzali 

Sono tante le incongruenze accumulate negli anni e che andrebbero chiarite una volta per tutte. Capire perché, ad esempio, per il maxi ripascimento fatto nella stessa area qualche anno fa fu utilizzata ghiaia stabilizzata proveniente da Cingoli, un materiale estraneo che nulla aveva a che fare con le caratteristiche del Conero.

«Ma il Parco, in quegli anni di scempio, dov’era?» si domandano i cittadini. «Dov’era, e perché non è intervenuto quando hanno costruito il lungo pontile sotto Monte (molo Davanzali) posto sotto sequestro il 13 giugno 2012 dai carabinieri del Nucleo Operativo ecologico di Ancona?»


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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