L’Amministrazione rende omaggio a eminenti sirolesi del passato

Intitolati un viale e due belvedere

Sirolo, 23 maggio 2019 – Nei giorni scorsi l’Amministrazione comunale ha dedicato il viale che attraversa il Parco della Repubblica, balcone verde sulla spiaggia San Michele, a Cristoforo Bronzini, nato a Sirolo nel 1580 e deceduto a Firenze nel 1640. Bronzini fu maestro di cerimonie alla corte di Carlo De’ Medici e insigne letterato, di cui si ricorda in particolare l’opera in più volumi, dedicata a Maria Maddalena d’ Austria e Cristina di Lorena, dal titolo Della dignità et nobiltà delle donne, che all’epoca fece scalpore tanto da essere inizialmente condannata dalla Chiesa donec corrigatur quale libro proibito per poi essere riabilitata ed ottenere varie approvazioni ecclesiastiche.

Inoltre, l’Amministrazione ha denominato l’angolo di Via Piave confinante con il sudddetto Parco, che costituisce uno dei punti panoramici più belli di Sirolo verso il Conero e il mare, Belvedere di Sant’Erasmo, in omaggio all’antico nome del quartiere e della porta del paese che anticamente lì si trovava:  l’area pedonale verrà migliorata con ulteriori panchine e servizi per coloro che vorranno ammirare il panorama.

Infine in Via Marconi, conosciuta anche come Via degli Oleandri, lungo la strada che conduce a Numana, l’area verde con panorama su Villa Vetta Marina, il mare e la spiaggia detta Del Frate, è stata intitolata Belvedere Don Nazzareno Marinelli, in ricordo del frate nato nel 1880 e deceduto nel 1945, che fu parroco e grande benefattore di Sirolo, insegnando nuove tecniche di coltivazione agraria e l’arte della pesca a generazioni di sirolesi. Da lui, che aveva il ricovero della propria imbarcazione nella spiaggia sottostante dalla quale era uso partire per le sue famose battute di pesca, prende il nome la rinomata spiaggia del Frate, ricompresa in parte anche nel Comune di Numana.

 

redazionale


2 commenti alla notizia “L’Amministrazione rende omaggio a eminenti sirolesi del passato”:

  1. Maria Paola Giulietti says:

    Molto interessanti le info su Sirolo, fa piacere conoscere chi sono e che cosa hanno scritto del nostro paese i nostri “antenati “

  2. Grazie per leggerci Maria Paola Giulietti. Lei ha ragione, il senso della memoria è basilare per sapere da dove si proviene, dove si è arrivati e verso dove si sta andando, riconoscendo pubblicamente chi, nel passato, ha fatto qualcosa di tangibile per dare un indirizzo preciso al percorso di sviluppo di una comunità.

Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo