L’alta ristorazione a sostegno dei più deboli

L’iniziativa a scopo benefico Eroi in cucina della Ginestra in Fiore di Sirolo

Sirolo, 3 dicembre 2020 – In piena emergenza sanitaria anche l’economia mondiale sta attraversando un periodo di grande sofferenza: sempre maggiori sono le richieste di aiuti da parte delle Onlus impegnate quotidianamente a sostegno delle persone più in difficoltà.

Nel territorio marchigiano il Banco Alimentare è molto felice di accogliere l’iniziativa a scopo benefico Eroi in Cucina realizzata da un noto ristoratore sirolese che ha messo in piedi un circuito di consegna a domicilio su tutto il territorio della Riviera del Conero e paesi limitrofi. Fondamentale è stato il contributo di imprese locali e nazionali che da subito si sono rese disponibili ad effettuare donazioni. Tra queste evidenziamo Tobago, BCC di Filottrano, Segafredo Zanetti, Lavorcarni, Cacchiarelli Frutta, Fior di Grano, Capità Forniture Alberghiere, Oleificio Cartechini, New Neon ABC, Conero Service, Parmalat e Pastificio Mancini.

Lo chef de La Ginestra in Fiore Luca Sancricca e la brigata composta da Cristian Rosini, Sauro Sabbatini, Walter Beccaceci e Sara Accoroni si sono occupati di selezionare e preparare le materie prime per creare la Delivery Bag “Eroi in Cucina”: una speciale busta di ingredienti semi-lavorati pensata per due persone e venduta al costo simbolico di 30 euro che verrà consegnata direttamente a casa di chi vorrà contribuire a questa donazione. Per ogni busta venduta verranno devoluti 5 euro di prodotti al Banco Alimentare.

«Non il solito take-away, abbiamo pensato ad una iniziativa divertente per permettere a tutti di sfidarsi per gioco tra i fornelli e contemporaneamente fare del bene a chi è maggiormente in difficoltà – dicono Marco Tavoloni e Gianluca Cirigliano, titolari de La Ginestra in Fiore di Sirolo – Non consegniamo i piatti del nostro menù ma forniamo materie prime di ottima qualità, già lavorate e pronte per essere completate facilmente nelle cucine di casa per stimolare la creatività di tutti tra i fornelli».

Un sistema ben pensato con il solo fine di fare del bene a chi non riesce a permettersi un pasto caldo ogni giorno. Con il solo acquisto di una Delivery Bag sul sito www.eroiincucina.it si può fare tanto: un piccolo gesto da parte di tutti si trasforma in una grande azione da veri eroi!

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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