Il Comune di Sirolo recede dall’Anci

Troppo cara per la Giunta comunale l’iscrizione annuale rispetto ai servizi erogati

Sirolo. Con la delibera di Giunta n. 137 votata a fine agosto (Moreno Misiti, sindaco; Franco Fanelli, vicesindaco; Fabio Bilò, Angela Giantomasso, Silvia Zannotti, assessori), il Comune di Sirolo decide di recedere dall’adesione all’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani.

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Secca e diretta la motivazione: “L’adesione a detta associazione, anche in relazione all’importo consistente delle quote annuali di partecipazione, non risponde alle esigenze di tutela e rappresentanza degli interessi generali di questo Comune, come invece previsto dal proprio statuto”.

L’iscrizione annuale all’Anci, per un Comune di circa 4 mila e 300 abitanti qual è Sirolo, ammonta a circa 870 euro così suddivisi: 137 euro di quota fissa più 0,170 euro per ogni abitante (quote ricavate dal sito nazionale dell’Anci e riferite al 2015, ndr).

Dando seguito alla delibera il Comune di Sirolo, con lettera raccomandata da spedire entro il 31 ottobre p.v., comunicherà all’Anci il proprio recesso. Atto formale di rinuncia all’iscrizione che decorrerà dal primo gennaio 2017 come da articolo 2, comma 4 dello statuto dell’Anci.

 

 


2 commenti alla notizia “Il Comune di Sirolo recede dall’Anci”:

  1. fausto gobbi says:

    Personalmente non sono d’accordo con questa decisione che ritengo miope ed assurda. In un mondo in cui si cerca l’unione per avere più forza, ritengo assolutamente senza senso il dividersi; ovviamente lo stare insieme comporta anche il mettersi in confronto,accettare anche i pareri altrui, mentre (come fanno gli struzzi), si mette la testa sotto la sabbia… Ci si isola e di sicuro, avremo sempre ragione noi e saranno sempre gli altri a sbagliare. Si motiva con l’esosità della cifra, di sicuro un piccolo comune deve far bene i conti, ma penso che con un po di sacrificio si sarebbero potuti raggranellare questi spiccioli. I vecchi proverbi non sbagliano mai: L’unione fa la forza. Quando si partecipa si ha diritto di parlare e, se si hanno buoni argomenti, si possono anche cambiare le cose che non vanno. Se si è da soli si può solo “sbraitare” e subire. Penso sia una cosa saggia ritornare sulla delibera e magari inviare una dettagliata nota di proposte.

    • Grazie sig. Gobbi per aver raccolto l’invito ad un commento da qui. Non entriamo nel merito della delibera, dovrebbero farlo gli amministratori che l’hanno votata. Una decisione che sarebbe passata quasi sotto silenzio se Corriere del Conero non si fosse preso la briga di spulciare le carte… Ma una cosa la vogliamo dire: siamo d’accordo con lei sulla questione del confronto, sul mettersi in discussione, sul sapere ascoltare e pesare le realtà prima di decidere… Nel pubblico il chiudersi a riccio convinti di avere sempre le risposte giuste è molto rischioso. Poi, per restare in equilibrio, ci può anche stare che l’Anci non abbia saputo “soddisfare” le esigenze di Sirolo ma questo dovrebbe confermarlo il sindaco che, per correttezza d’informazione, abbiamo provato a coinvolgere con una dichiarazione sul merito, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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