Coronavirus – Il sindaco Moschella fa il punto dei contagi

La fascia più a rischio è quella dell’età lavorativa da 31 a 60 anni, segue quella degli studenti da 11 a 18 anni

Sirolo, 17 febbraio 2021 – Il sindaco Filippo Moschella fa il punto della situazione sul contrasto alla diffusione del virus Covid-19 a Sirolo. Intanto, a beneficio dei suoi concittadini, riepiloga i contenuti dell’ordinanza emessa ieri dalla Regione Marche che blinda i confini della provincia di Ancona:

1) validità dalle ore 08.00 del 17 febbraio 2021 alle ore 24.00 del 20 febbraio 2021;

2) non sono consentiti spostamenti in entrata e in uscita dal territorio della Provincia di Ancona, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute;

3) sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita;

4) è consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione;

5) il transito sul territorio è consentito qualora necessario a raggiungere ulteriori territori non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti dalla normativa vigente;

6) occorre sempre far uso dell’autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento. L’autocertificazione è quella in vigore a livello nazionale, scaricabile qui.

Filippo Moschella, sindaco di Sirolo

A ieri sera, la situazione Covid-19 nel Comune di Sirolo era la seguente:

37 residenti positivi, più altri 37 in quarantena.

Dividendo i dati per fascia d’età emerge che:

da 1 a 10 anni: 2 sono i positivi e 8 le quarantene,

da 11 a 18 anni: 6 sono i positivi e 21 le quarantene,

da 19 a 30 anni: zero positivi e zero le quarantene,

da 31 a 60 anni: 24 sono i positivi e 5 le quarantena,

da 61 a 100 anni: 5 sono i positivi e 3 le quarantene.

«Dai dati – spiega il primo cittadino – si desume che quasi il 65% dei positivi si trova nella fascia d’età lavorativa (31 – 60 anni), e il 21% nell’età scolare (6 – 18 anni). I dati sono confortanti se messi in relazione alle famiglie interessate. Infatti, i positivi si trovano concentrati solo in circa 10 dei 1.874 nuclei familiari sirolesi».

Intanto, continua a Sirolo la presenza ogni martedì in Piazza Brodolini del camper dell’Inrca per i tamponi a pagamento disponibili per tutti i residenti della Riviera del Conero. Ieri, in due ore, i sanitari ne hanno effettuati 36: «Quindi – sottolinea Moschella – è aumentata la sicurezza della collettività perché eventuali soggetti positivi potranno evitare di circolare e trasmettere il virus. Il Comune di Sirolo continuerà ad attuare qualsiasi iniziativa, così come fatto dal 31 gennaio 2020, giorno in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza dal Governo, per proteggere la salute di tutti i sirolesi, che ringrazio di cuore per i comportamenti responsabili tenuti».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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