Variante al Piano regolatore: meno cemento e più verde

Osimo. «Meno cemento, meno tasse, meno contenzioso, piu’ sociale». Così il primo cittadino Simone Pugnaloni commenta la recente adozione della variante al piano regolatore generale, approvata nella coda dell’ultimo consiglio comunale.

Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni
Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni

Un tema, quello affrontato nella sala gialla, riguardante la retrocessione di aree edificabili, caro alla compagine democratica fin dai tempi della campagna elettorale: «è stato il cavallo di battaglia del nostro progetto politico – ha rimarcato Pugnaloni – e finalmente possiamo essere orgogliosi di aver prestato fede alle promesse fatte, mettendo il bene comune come prerogativa assoluta».

Il neo piano regolatore poggia le basi su un iter intrapreso lo scorso ventotto dicembre tramite un bando pubblico rivolto ai cittadini, ai quali è stato domandato di presentare eventuali istanze di retrocessione di aree non sfruttate ma comunque soggette a tassazione. L’obiettivo perseguito riguarda la riduzione del carico urbanistico e l’eliminazione del contenzioso in atto per il prg presso il tribunale amministrativo delle Marche e il tribunale delle acque a Roma che, di fatto, impedisce la possibilità di edificare in determinate aree.

Le zone retrocesse ad agricole a seguito del bando pubblico sono novantadue, diciotto le osservazioni pervenute ed approvate nello scorso consiglio comunale. Due di queste non sono state accolte perché oggetto di un’altra variante che verrà approvata a fine 2016: si tratta dell’eliminazione del tratto di strada in località San Domenico, nel passaggio che da Casette di Rinaldo si incrocia con via Arno. La richiesta formulata dagli osservanti, ovvero l’eliminazione della bretella, è già oggetto di un accordo avviato con la provincia di Ancona, che prevede la realizzazione di un bypass che consenta la percorribilità del tratto di strada in maggiore sicurezza.

La viabilità che interessa la località San Domenico non rientra nella nuova variante urbanistica perché già oggetto di un accordo con la provincia
La viabilità che interessa la località San Domenico non rientra nella nuova variante urbanistica perché già oggetto di un accordo con la provincia

La presa in carico delle altre osservazioni, riguardanti sia spazi privati che pubblici, avrà come conseguenza la sottrazione di 33mila metri cubi di aree edificabili e di quasi trecento abitanti teorici insediati. Sommando questi ultimi dati a quelli di dicembre 2015, complessivamente la nuova variante coinvolgerà 211mila metri cubi di suolo e 1700 potenziali abitanti. Nelle tasche del comune, dalla conversione delle 108 aree, verranno meno circa 180mila euro di entrate fiscali in bilancio. Viceversa, i cittadini che vedranno accolta la richiesta di retrocessione non dovranno più rispettare l’onere di pagare migliaia di euro di tasse (imu e tasi), necessarie a mantenere un terreno non sfruttato. Le zone di interesse verranno trasformate in aree agricole o in verde privato.

La zona di via delle Querce, al confine con Castelfidardo, è una delle 16 osservazioni approvate dal Consiglio comunale
La zona di via delle Querce, al confine con Castelfidardo, è una delle 16 osservazioni approvate dal Consiglio comunale

Il gruppo consiliare del Pd saluta il provvedimento come un segnale di giustizia ed equità che pone fine al consumo del territorio e alla cementificazione, a favore di uno sviluppo più sostenibile rivolto alla riqualificazione dell’esistente o a interventi di pubblica necessità.

Il voto favorevole all’adozione della variante è arrivato anche da parte delle liste civiche, che hanno però puntato l’indice sul criterio di giudizio adottato dalla maggioranza e orientato a favore solo del 60% delle aree. Per salvaguardare le richieste del restante 40% degli aventi diritto, il gruppo capeggiato da Dino Latini chiede l’adozione di una prossima ulteriore variante.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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