Rebel Rebel, raduno femminista ad Osimo e Ancona

Il mondo femminile affrontato e sviscerato in ogni sfaccettatura dalle donne per le donne

Osimo. “Un evento nazionale dedicato alle ragazze e alle donne che vogliono incontrarsi, ascoltarsi, parlare e, soprattutto, agire”. Questa la descrizione di Rebel Rebel, il raduno femminista nazionale che si svolgerà sabato 29 e domenica 30 ottobre. L’incontro prenderà il via a Osimo, nella Sala della Cultura dell’Hotel La Fonte per poi proseguire il giorno successivo negli spazi della Loggia dei Mercanti di Ancona.

Il logo dell'iniziativa
Il logo che promuove il raduno delle donne che vogliono confrontarsi sulla loro realtà 

L’iniziativa nasce allo scopo di riunire il maggior numero di voci femminili. Voci indignate, spesso offese a causa delle numerose occasioni e dei numerosi ambienti – dalle mura domestiche ai luoghi di lavoro – in cui la donna è relegata in posizione di disparità e di inferiorità.

Rebel Rebel è un movimento, totalmente autofinanziato, che ha lo scopo di riunire attorno a un unico tavolo di lavoro numerose associazioni e realtà impegnate nel sociale. Sabato 29 a Osimo prenderanno voce esponenti di Rompi il Silenzio (associazione contro la violenza sulle donne con sede a Rimini), Donne in quota (associazione culturale milanese che si occupa in particolare di rappresentanza politica femminile), ma anche Agedo Marche (associazione di genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali), la Cgil, il Telefono Rosa Nazionale e ancora altri gruppi di rilievo nazionale.

Il meeting osimano si propone come spinta a una maggiore considerazione della figura femminile nella società contemporanea. Punto di partenza è l’attività del movimento Se Non Ora Quando, con particolare riguardo alla mobilitazione del 13 febbraio 2011 – che aveva visto migliaia di donne provenienti da tutta Italia scendere in piazza a difesa dei propri diritti – eletta da Rebel Rebel come una sorta di anno zero. Un punto di partenza da cui muovere passi ben decisi verso una battaglia di natura sociale.

Josefa Idem, ex canoista azzurra di origine tedesca, ospite d'onore
Josefa Idem, ex canoista azzurra di origine tedesca, ospite d’onore del meeting osimano

Quello che si snoderà tra le giornate di sabato 29 e domenica 30 sarà appunto un confronto tra le varie esperienze di attivismo che negli ultimi anni hanno lavorato per la tutela dei diritti e delle pari opportunità. I lavori inizieranno alle ore 10 presso i locali dell’Hotel La Fonte e proseguiranno  durante tutto il pomeriggio.

Nella seconda parte della giornata, in particolare, verrà dato spazio a Cristina Obber, giornalista e scrittrice particolarmente vicina alle tematiche legate al mondo femminile (il suo ultimo libro, L’altra parte di me, è uscito nel 2015 per Piemme), e a Benedetta Pintus, fondatrice di Pasionaria.it, progetto online che si occupa di femminismo. Le due relatrici si confronteranno con la campionessa Josefa Idem, ospite d’onore della giornata inaugurale.

Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, interverrà domenica 30 ottobre alla seconda giornata di Rebel Rebel
Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, interverrà domenica 30 ottobre alla seconda giornata di Rebel Rebel presso la Loggia dei Mercanti di Ancona

Una scaletta altrettanto ricca è quella prevista per la giornata di domenica ad Ancona. Si continuerà ad affrontare le tematiche approfondite ad Osimo attraverso il contributo di figure di spicco del mondo della cultura. Protagoniste dell’incontro saranno Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, la senatrice Valeria Fedeli, la ricercatrice Linda Laura Sabbadini e Alessandra Bocchetti, in rappresentanza del gruppo, Se Non Ora Quando.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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