Quando Paragone fa rima con rabbia, irriverenza e provocazione

Filottrano. Irriverente, sfrontato, provocatorio: in due parole, Gianluigi Paragone. Showman nato, personaggio tanto nel piccolo schermo quanto nella vita reale, leone in gabbia che smania di sfondare la recinzione e ruggire la sua verità. Contestatore di ogni vincolo e costrizione, perché ad essere imbavagliato non ci sta. Non c’erano dubbi che sarebbe stato lui il punto di forza della seconda serata del Festival del giornalismo di inchiesta organizzato dallo Juter Club di Osimo.

Filottrano. Gianluigi Paragone, a destra, scherza con il conduttore della serata Luca Falcetta
Filottrano. Gianluigi Paragone, a destra, scherza con il conduttore della serata Luca Falcetta

Arena dell’evento è stato il cinema Torquis di Filottrano. L’incontro ha preso il via con il saluto del presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, Dario Gattafoni, che è stato il primo bersaglio della furia Paragone. Gli animi si sono scaldati già prima dell’inizio dello show vero e proprio attraverso le accuse che Paragone ha rivolto al sistema dei crediti formativi richiesti ai giornalisti da parte dell’Ordine, con l’aggravante dei diversi trattamenti riservati ai pesci piccoli, schiacciati dagli oneri, dai costi e dai limiti imposti dalla professione. Applausi della platea.

A calcare il palco è stata poi la volta del sindaco di Filottrano, Loretta Giulioni. La passerella è andata questa volta liscia, ma appena tornata al suo posto in platea, la Giulioni è intervenuta nella discussione che si era nel frattempo spostata sulla città di Roma e sul progetto delle olimpiadi in via di naufragio. Interlocutore animato è stato, anche in questo caso, Gianluigi Paragone, sospinto, come al solito, dal suo animo “incazzoso”. Così incazzoso che rifiuta la seduta che gli organizzatori gli hanno riservato sul palco: “le poltrone barocche proprio no! Le tolgo!”.

D’altronde, racconta, stare seduto e tranquillo non gli è mai piaciuto, e da bambino, a scuola, per frenare la sua irrequietezza l’insegnante gli permetteva di passeggiare in fondo alla classe, dietro agli ultimi banchi. L’abitudine gli è rimasta (insieme all’irrequietezza), perciò ha deciso di trascorrere l’intera serata in piedi, con le poltrone barocche a fare da sfondo, condannando gli altri ospiti alla stessa sorte.

da sinistra: i giornalisti Filippo Nanni, Francesca Piatanesi, Patrizia Ginobili e Gianluigi Paragone
da sinistra: i giornalisti Filippo Nanni, Francesca Piatanesi, Patrizia Ginobili e Gianluigi Paragone

A salire sul palco insieme al conduttore di La Gabbia è stato Filippo Nanni, vicedirettore di RaiNews24, che ha raccontato con un piglio più pacato e serafico le dinamiche che si nascondono dietro quella giungla feroce che è il giornalismo in presa diretta. Premiato dagli organizzatori del Festival osimano in virtù del lavoro portato avanti nelle ore concitate del terremoto del 24 agosto, Nanni ha parlato di cosa significhi lavorare in diretta, di quelle che sono le passioni e le fatiche, della sensibilità e del cinismo richiesti al giornalismo, della velocità con cui si deve accendere la luce rossa della telecamera sulla realtà.

Tramite gli interventi di Patrizia Ginobili e Francesca Piatanesi, due tra i volti più noti del Tg3 Marche e del giornalista Luca Falcetta, la parola è passata di nuovo a Paragone, che ha invece spiegato i meccanismi del talk televisivo, realtà altrettanto dinamica e imprevedibile che basa la sua capacità d’attrattiva nel saper estendere la eco della notizia a distanza di giorni. L’ingrediente segreto per la riuscita del programma, la spezia che ne rende il sapore unico, è naturalmente la figura del presentatore. Paragone assegna a se stesso il ruolo di protagonista indiscusso, sottolineando il valore aggiunto della partecipazione attiva del conduttore: “L’imparzialità del giornalista non mi piace – ha affermato – così come non mi piace l’immagine del presentatore arbitro, entità distaccata e super partes”.

Gianluigi Paragone
Gianluigi Paragone

Niente di nuovo per chi conosce anche a grandi linee il programma La Gabbia. La serata è proseguita a suon di dibattiti che hanno coinvolto anche il pubblico, affrontando temi di attualità come la situazione in Grecia, lo stato dell’economia dell’Italia e il sistema del credito. A chiudere il sipario è stato ancora una volta Paragone, che ha proposto una riflessione sul ruolo che si trova a ricoprire, non senza difficoltà, del padre-giornalista; ovvero di quella figura che vorrebbe raccontare le favole ai propri figli ma che invece rischia di svelare loro il finale della storia, perché il mestiere che svolge gli mette quotidianamente di fronte la realtà nuda e cruda.

Impossibilitato, almeno per il momento, a risolvere la questione, ha imbracciato la chitarra, in nome degli antichi fervori da musicista rock e ha salutato la platea filottranese sulle note di Franco Battiato.

L’appuntamento per l’ultima serata del Festival del giornalismo di inchiesta è per questa sera, sabato 24 settembre alle ore 21.15 presso il chiostro di San Francesco di Osimo. Ospite d’eccezione l’economista Ferruccio de Bortoli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ciao Anconitana, benvenuta AnconaMatelica

Come andare a letto in Eccellenza e risvegliarsi in Serie C!


Camerano, 16 giugno 2021 – Incubo o sogno? Delusione o gioia? Opportunismo o riscatto? Elemosina o risarcimento? Tutto ciò, e forse ancora di più, deve aver provato quel tifoso del calcio dorico che ieri ha appreso dello tzunami (positivo?) che ha travolto l’Anconitana del presidente Stefano Marconi. Anconitana e presidente che spariscono dal palcoscenico sportivo per far posto al progetto AnconaMatelica arrivato con la forza di un’onda anomala prodotta da quel terremoto (positivo?) del presidente Mauro Canil da Matelica.

Come andare a dormire sapendo di dover affrontare un’altra tribolata annata calcistica in Eccellenza, per risvegliarsi il mattino dopo con la certezza che non sarà tribolata né in Eccellenza bensì in Serie C.

Un sogno, senza dubbio! Invece, parrebbe proprio di no. Condizionale d’obbligo fintanto che le parole, i progetti, le intenzioni e gli impegni non si trasformeranno in fatti reali, concreti, funzionanti. Parrebbe di no dal momento che patron Canil sembra aver convinto e messo d’accordo tutti: tifosi dorici della Nord, Amministratori comunali (Guidotti e Mancinelli) “Non mi è mai capitato di trovare un’Amministrazione così disponibile”, città, giornalisti, scettici, raccattapalle, venditori di bibite e bastian contrari.

Poteva essere diversamente? No. Ieri, in conferenza stampa alla Mole Vanvitelliana, Mauro Canil da Matelica ha parlato forte e chiaro ai presenti nell’esporre il suo progetto che mette al centro, meglio, al vertice della piramide, lo sviluppo senza se e senza ma del settore giovanile (Progetto Giovani del Territorio) con sei squadre che parteciperanno ai vari campionati nazionali. Ragazzi che preferibilmente verranno cercati sul territorio anconetano/marchigiano prima che altrove.  (Nella foto: il presidente Mauro Canil, l’assessore allo Sport di Ancona Andrea Guidotti, il presidente Stefano Marconi).

Poi, verrà l’interesse per la prima squadra con quelle promesse che tanto sono piaciute alla Curva Nord: la società si chiamerà AnconaMatelica, per poi diventare solo Ancona dalla seconda stagione, la maglia sarà biancorossa, avrà lo scudo del Cavaliere armato. «Mi piace molto il Cavaliere – ha sottolineato Canil, che ha comunque aggiunto con convinzione – Vengo ad Ancona ma non vi prometto nulla, faremo una squadra dignitosa e punteremo a restare nella categoria. Tutto quello che verrà in più sarà ben accetto. Marconi ha promesso una sponsorizzazione per i prossimi 5 anni e noi punteremo a coinvolgere nel progetto le aziende del territorio».

Questo era ciò che il mondo del pallone dorico voleva sentirsi dire, e questo Canil gli ha detto. Servito con lucidità, decisione, convinzione, esperienza (per lui parlano i suoi trascorsi e l’apprezzamento che si porta dietro). L’uomo è sembrato degno, serio, credibile, onesto. Il Presidente lo scopriremo man mano, con la convinzione che nessuno prova  a fare calcio solo per gettare soldi dalla finestra. Qualche tornaconto dovrà averlo pure lui. E se lo sai gestire bene il settore giovanile un tornaconto te lo dà.

Prossime tappe del nuovo progetto: entro il 28 giugno, iscrizione della prima squadra al campionato; entro il 15 luglio cambio nome della società con atto notarile. Punti fermi: la dirigenza resterà quella del Matelica con moglie, figlio e dirigenti vari quasi tutti al femminile. L’allenatore sarà quello del Matelica. Previsto qualche inserimento di figure anconetane.

In chiusura un invito a una riflessione che non vuol significare nulla. Semplicemente, una citazione passata per la mente senza riferimenti a chicchesia. È firmata Massimo D’Azeglio: “Saper campare del proprio, poco o molto che sia, è la prima garanzia di una vita onorata e tranquilla. Quando, invece, si comincia a vivere dell’altrui, addio tranquillità e purtroppo non di rado, addio onore”.

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