Pugnaloni e la concessione degli spazi per la fine del Ramadan

Per il primo cittadino osimano non ci sono favoritismi: “L’impressione è che, per l’ennesima volta, la polemica sorta sia pretestuosa e politicizzata”

Osimo, 7 maggio 2021 – Il sindaco Simone Pugnaloni reagisce alle polemiche sorte in merito alla concessione degli spazi pubblici per festeggiare la fine del Ramadan. (“Al gruppo islamico vicino al Sindaco concesso il grande parcheggio del PalaBaldinelli mentre gli altri musulmani, dopo aver ottenuto dalla Bracaccini la pista di atletica leggera alla Vescovara, si sono visti revocare la concessione!” aveva titolato ieri il quotidiano online Osimo Oggi.it).

Simone Pugnaloni, sindaco di Osimo

«In merito alle polemiche sorte sulle iniziative legate alla chiusura del periodo di Ramadan – comunica oggi Pugnaloni – l’Amministrazione comunale precisa di non aver mai negato alcun luogo pubblico quale sede per ospitare l’evento. Il regolamento del Canone unico patrimoniale, che sostituisce la tassa di occupazione del suolo pubblico e che abbiamo di recente approvato in consiglio comunale, indica chiaramente che ogni manifestazione di carattere culturale, sindacale ed anche religiosa può essere svolta in un luogo pubblico previa richiesta scritta tramite apposito modulo pre-stampato, nel quale assicurare, come previsto dal Regolamento del Cup, che l’evento non si protrae oltre le 24 ore, in modo da beneficiare anche dell’azzeramento del canone, ex Tosap».

Per il primo cittadino osimano, la polemica in questione parrebbe manipolata ad arte. «Si evidenzia che negli anni passati le iniziative legate alla chiusura del Ramadan erano state svolte nell’area ludica di Campocavallo e al parcheggio del PalaBaldinelli – ricorda Pugnaloni, che tiene a precisare – L’Amministrazione non si è mai intromessa nella loro organizzazione, autorizzandole dietro regolare richiesta come previsto dalla legge. L’impressione è che, per l’ennesima volta, la polemica sorta sia pretestuosa e politicizzata».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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