Progetto Osimo Futura vuole la sede della Polizia Locale in Comune

Il consigliere Achille Ginnetti ha interrogato il sindaco Pugnaloni per conoscere i tempi di apertura della nuova sede negli uffici dell’ex dazio

Osimo, 17 giugno 2022 – «Per il presidio della Polizia Locale in centro storico non si sa quanto ancora bisognerà attendere! Il ritardo sembrerebbe dovuto a problemi di cablaggio della rete internet in quanto i locali sono sottoposti al vincolo della Soprintendenza. Dal sindaco Pugnaloni ho avuto solo risposte evasive».

Achille Ginnetti, consigliere comunale di Progetto Osimo Futura

Così il consigliere comunale di Progetto Osimo Futura, Achille Ginnetti, commenta la risposta del primo cittadino alla sua interrogazione sui tempi di apertura della sede di Polizia Locale, individuata dall’Amministrazione negli uffici dell’ex dazio in Via San Francesco.

Durante il Consiglio comunale, il capogruppo di POF ha chiesto se la data dell’inaugurazione fosse stata fissata, se la sede sorgerà negli angusti locali individuati o se si è pensato di ampliare gli spazi rendendo l’ufficio più accessibile e comodo. Da sempre Progetto Osimo Futura ritiene che il presidio di Polizia Locale debba essere collocato al piano terra del Palazzo comunale nell’entrata principale.

Polizia Locale di Osimo

«Pugnaloni ha detto che questa ubicazione non è possibile in quanto dovranno partire i lavori per i danni causati dal sisma del 2016, interventi in programma da anni ma di cui ancora non si conosce la data di inizio – commenta Ginnetti – Per questo la scelta della sede è ricaduta sui locali dell’ex dazio. Mi auguro che l’ufficio venga quantomeno ampliato dopo la chiusura dell’attività commerciale».

Il capogruppo di POF è insoddisfatto delle risposte ricevute dal Sindaco. «Pugnaloni ha sottolineato il prezioso servizio svolto dagli agenti di Polizia Locale, ma non ce n’era bisogno. Sappiamo bene quanto siano presenti e impegnati sul territorio nonostante siano sottorganico – conclude Ginnetti – Come Progetto Osimo Futura ribadiamo la nostra favorevole posizione all’apertura di un presidio in centro storico e ci auguriamo che ciò avvenga in tempi brevi».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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