Ponte crollato sulla A14: il M5S di Osimo sollecita la ricostruzione!

“Dopo oltre 200 giorni dal cedimento del cavalcavia, nulla di quanto promesso è stato fatto”

Osimo Stazione – È fissata per oggi pomeriggio, sabato 7 ottobre ore 17.30, con ritrovo nel piazzale antistante la stazione di Osimo in Via Adriatica, la manifestazione di protesta indetta dal Movimento 5 stelle locale.

La stazione Osimo – Castelfidardo in Via Adriatica, teatro dell’appuntamento odierno della manifestazione indetta dal M5S per sollecitare la ricostruzione del cavalcavia 167

I grillini osimani richiedono a gran voce la ricostruzione del cavalcavia 167 sulla A14, quello crollato il 9 marzo di quest’anno durante i lavori per la costruzione della terza corsia dell’autostrada. Sotto quel crollo, va ricordato, avevano perso la vita due persone: il 60enne Emidio Diomede e sua moglie Antonella Viviani 54enne di San Benedetto, una coppia di Spinetoli sposata da 36 anni; e tre operai romeni erano rimasti feriti in modo non grave.

Antonella Viviani e Emidio Diomede (foto da Instagram)

Un ponte di primaria importanza per la viabilità della zona il cavalcavia 167, che collegava i Comuni versante mare (Camerano, Sirolo, Numana), con quelli versante collina (Castelfidardo, Loreto), e le loro zone industriali. Senza quel cavalcavia il traffico si è incanalato obbligatoriamente lungo la statale adriatica, gonfiandosi a dismisura e producendo problemi non indifferenti alla viabilità e ai residenti di Osimo Stazione.

«Dopo 212 giorni senza ponte la viabilità è diventata insostenibile e l’aria irrespirabile – recita la nota degli organizzatori della protesta – nessun parco urbano, nessuna rotatoria, nessun pannello assorbi polveri sottili, niente di tutto quanto promesso è stato fatto».Alla manifestazione di oggi interverranno:
– Andrea Cecconi – Deputato del Movimento 5 Stelle
– Roberto Ascani – Sindaco di Castelfidardo
– I consiglieri regionali del M5S
– I consiglieri comunali del M5S dei Comuni limitrofi
redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi