Osimo – Smascherati truffatori online

Due casi sul web risolti dalla Polizia

Osimo – I poliziotti del commissariato di Pubblica Sicurezza di Osimo hanno denunciato in stato di libertà due uomini, un veneto di 42 anni ed un molisano di 55, perché resisi responsabili di tentativi di truffa online.

Il veneto, già noto alla Polizia per i suoi precedenti specifici, è stato individuato a seguito della denuncia sporta dal responsabile marketing di una ditta di Castelfidardo che si era vista sostituire i codici Iban, sui quali i clienti effettuavano solitamente i bonifici.

La segnalazione dell’insolito cambio delle coordinate bancarie, giunta all’azienda da parte di un cliente residente all’estero, ha impedito il versamento su un conto corrente ignoto di circa 50.000 euro, quale pagamento di una commessa. Le indagini telematiche hanno permesso di individuare il truffatore, non nuovo a reati simili commessi ai danni di aziende e istituti bancari.

Il molisano, invece, ha tentato di truffare un sacerdote osimano. Il parroco ha denunciato di essere stato contattato da un individuo che, al fine di perfezionare un cospicuo lascito alla parrocchia da parte della sua defunta madre chiedeva, per far fronte delle spese legali, il versamento di alcune migliaia di euro su una carta di credito.

La vittima, fortunatamente rivoltasi alla Polizia, non ha inviato alcun compenso al malfattore. Gli agenti, seguendo le tracce delle comunicazioni virtuali, sono riusciti ad individuare il responsabile,  già conosciuto dalle Forze dell’Ordine per aver commesso analoghi reati ai danni di parrocchie e varie comunità religiose.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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