Osimo – Scuole di serie A e scuole di serie B?

La denuncia di Argentina Severini: perché il Comune ha stanziato 15 mila euro a favore della Caio Giulio Cesare?

Osimo – «Quindici mila euro sono tanti/vogliamo spiegazioni tutti quanti». La prende per le rime Argentina Severini, ex consigliera Pd e insegnante di lettere.

Oggetto di denuncia tramite endecasillabi, l’impegno di spesa di quindicimila euro sottoscritto dal Comune a fine dicembre a favore dell’Istituto Comprensivo Caio Giulio Cesare. La somma finanzierebbe i progetti relativi all’anno scolastico 2016-2017.

Argentina Severini, insegnante di scuola media
Argentina Severini, insegnante di scuola media

Scuole di serie A e scuole di serie B? «La Bruno e la Trillini hanno diritti/Per noi è impossibile restare zitti» incalza il sonetto, riferendosi agli altri due istituti cittadini.

E poi una battuta provocatoria che ha come bersaglio la Presidente del Consiglio comunale Paola Andreoni, vicepreside della Caio Giulio Cesare poi subito chiarita nella note di esegesi alla composizione.

«Solo le menti più malfidate potrebbero pensare una cosa del genere» precisa la Severini, ovvero che possa esserci un nesso tra i soldi elargiti e l’influenza della professoressa Andreoni al di fuori delle aule.

L'istituto comprensivo Caio Giulio Cesare
L’istituto comprensivo Caio Giulio Cesare

Quali sono allora, si chiedono genitori e insegnanti, i motivi di tale extra a favore di una sola scuola?

La risposta arriva dall’assessore all’istruzione Annalisa Pagliarecci che ha parlato di un rimborso pervenuto dal Miur e indirizzato direttamente all’istituto che, a sua volta, ne ha dato notizia al Comune.

La somma elargita sarebbe solo una parte del rimborso arrivato dal Miur che il Comune ha dovuto centellinare per non favorire un solo istituto.

Il finanziamento era stato chiesto dalla scuola allo scopo di avviare il nuovo indirizzo musicale. Quest’anno sono stati ventitré gli studenti delle classi prime che hanno scelto di affiancare alla regolare didattica lo studio di uno strumento (a scelta tra chitarra, pianoforte, flauto, violino) .

«Alla notizia di questo finanziamento gli altri istituti hanno chiesto un incontro e hanno chiarito con il sindaco – ha precisato l’assessore – Per il 2017 e per gli anni futuri si è deciso di finanziare altri progetti che riguardino gli istituti Bruno da Osimo e Trillini».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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