Osimo – Pirata della strada investe ed uccide un clochard

L’autore del fatto non presta soccorso e fugge nella notte

Osimo – È successo intorno alle due di questa notte, in Via Chiaravallese n. 22 all’altezza dell’incrocio con il cimitero comunale. Un auto ha investito un pedone ed è fuggita nella notte senza prestargli soccorso.

All’arrivo sul posto, i carabinieri del nucleo radiomobile di Osimo non hanno potuto far altro che dichiarare la morte dell’investito, identificato nel clochard L.P., nato in Polonia nel 1961, senza fissa dimora, celibe, nullafacente e alcolizzato, pluripregiudicato e noto alle FF.PP. con numerosi alias, e che da qualche tempo girovagava tra i comuni di Osimo, Numana e Loreto.

Osimo – Il corpo inanimato del clochard, ancora riverso sull’asfalto, pietosamente coperto da un lenzuolo

Una brutta storia di emarginazione e povertà quella del clochard polacco, conclusasi tragicamente quando il suo destino ha incrociato, restandone travolto, un veicolo pirata in transito di colore scuro che viaggiava a forte velocità. Il cui conducente si è dato alla fuga senza prestargli soccorso.

Sul posto è intervenuto anche il personale medico del “118” che, dopo aver tentato invano la rianimazione del malcapitato, ne ha constatato il decesso.

I primi accertamenti sul luogo dell’accaduto, e i rilievi tecnici eseguiti dai militari, hanno dimostrato che non c’erano tracce di frenata sull’asfalto. Sono stati comunque rinvenuti pezzi di carrozzeria dell’autovettura incriminata e in corso di individuazione, avvalorando le gravissime responsabilità del fuggitivo in ordine al reato di “Omicidio Stradale”

Sono stati individuati anche due testimoni oculari e raccolte da loro testimonianze fondamentali. Uno dei due era la guida del proprio veicolo e seguiva l’auto pirata, è stato il primo a portare soccorso al clochard deceduto.

Per tutta la notte e nell’intera provincia sono state diramate le ricerche dell’auto pirata, tutt’ora in corso, anche attraverso il controllo di autodemolizioni, autofficine, carrozzerie, autosaloni e concessionarie in modo da poter scoprire e stanare il colpevole.

Nella mattinata sono stati visionati i filmati della videosorveglianza comunale al fine di estrapolare le immagini che immortalano l’evento delittuoso, nell’intento di fare piena luce nella ricostruzione del fatto/reato e nella identificazione del pirata. I carabinieri confidano in un suo ravvedimento: l’uomo potrebbe costituirsi presso gli uffici della Stazione di Osimo, titolare dell’indagine.

La salma del clochard, su disposizione del sostituto procuratore dott. Ruggero Dicuonzo, dopo la rimozione è stata trasportata presso l’obitorio dell’Ospedale Regionale “Torrette” di Ancona per i successivi accertamenti post morte.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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