Osimo – Hotel Rigopiano ultimo atto: solo Samuel ce l’ha fatta

Nulla da fare per i genitori, Marina e Domenico

Osimo – Samuel ha solo sette anni, eppure porta già sulle spalle una storia grande. Molto più grande di lui. Samuel è uno degli undici sopravvissuti alla tragedia dell’hotel Rigopiano. L’unico superstite fra i sette marchigiani che si trovavano all’interno del resort di Farindola nell’istante in cui un’enorme slavina ha investito la struttura, spazzandola via. C’erano altre trentanove persone insieme a lui, dentro quell’albergo, lo scorso mercoledì.

Marina, Domenico e il piccolo Samuel in una foto del 16 gennaio, due giorni prima della slavina che ha sommerso l'hotel
Marina, Domenico e il piccolo Samuel in una foto del 16 gennaio, due giorni prima della slavina che ha sommerso l’hotel Rigopiano a Farindola

Una settimana esatta è passata da quel terribile diciotto gennaio. Sette giorni di angoscia, di lavoro e di speranza. E poi, finalmente, l’atto conclusivo. Quello che pone fine alla speranza ma anche all’angoscia. Quello che ha il sapore della verità, un sapore amaro, sì, ma per lo meno concreto, reale. Finalmente. Sono undici i sopravvissuti del Rigopiano, ventinove le vittime. Questo il bilancio definitivo.

Le complicate operazioni di recupero dei dispersi sono terminate solo nella tarda notte di mercoledì 25, quando i vigili del fuoco hanno estratto le ultime due persone sepolte. I corpi – diciotto in tutto – sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di Pescara dove sono stati consegnati ai familiari per l’identificazione, prima dell’autopsia.

Due di quei diciotto corpi sono quelli di Marina Serraiocco e Domenico Di Michelangelo, i genitori di Samuel. Li hanno riportati su da quell’ammasso di neve e macerie dove erano rimasti intrappolati insieme a gran parte degli ospiti dell’albergo. In quella sala bar in cui si erano riuniti tutti, o quasi, in attesa dell’arrivo dello spazzaneve che avrebbe dovuto aprirgli la strada e permettergli di uscire, di tornare a casa. Marina e Domenico, insieme al piccolo Samuel, sarebbero tornati a Osimo, la loro città adottiva.

E invece non ce l’hanno fatta. Non sono riusciti a fuggire da quell’inferno.

Marina e Domenico
Domenico Di Michelangelo e Marina Serraiocco, i genitori di Samuel periti sotto la slavina che ha sommerso l’hotel Rigopiano. Tutta Osimo ha tifato e trepidato per un lieto fine della loro vicenda che, purtroppo, non si è realizzato. In tutto, sono ventinove le vittime di questa disgrazia di cui si parlerà a lungo   

Samuel ora è a Pescara. È stato dimesso dall’ospedale ed è stato affidato ai nonni e agli zii che vivono lì, in Abruzzo. Fisicamente, hanno detto i dottori, sta benissimo, nonostante i due giorni passati sotto la neve. Ne ha già vinta una di battaglia. Ora dovrà combatterne un’altra, altrettanto grande e ancora più lunga: la vita senza mamma e papà. Ma è forte, il piccolo Samuel, che così piccolo, in realtà, non lo è più.

Per lui si sta già mobilitando l’intera comunità osimana, che si è subito messa in moto per far arrivare al bambino e ai suoi familiari tutto il calore necessario, nonostante la lontananza fisica.

Sabato pomeriggio dalle 16.30 nei locali della parrocchia di San Paterniano – la frazione in cui i Di Domenico risiedevano – si svolgerà una veglia pubblica in ricordo delle vittime della tragedia. In contemporanea, verrà organizzata una raccolta fondi da destinare a Samuel. Al suo futuro, alla sua splendida vita che continua.

 

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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