Osimo – Arrestati due fratelli partenopei professionisti della truffa

Si presentavano come finti avvocati o carabinieri. Le vittime quasi sempre anziane

Osimo – I Carabinieri della Compagnia di Osimo hanno perseguito e arrestato due fratelli napoletani, ricostruendo le loro mosse fraudolente in tutta Italia, localizzando le trasferte e la loro presenza in importanti città dove i pericolosi soggetti, dalla forte caratura delinquenziale, camuffando la loro identità in qualità di “finti carabinieri e finti avvocati” individuavano povere vittime anziane, ponendo sistematicamente in atto una serie continua di odiosi reati, scoperti ovviamente dopo il raggiro subito.

I due fratelli della truffa sono E.L. classe ‘81 e E.C. classe ‘85, entrambi residenti a Napoli negli stessi quartieri, Forcella e Porticelli, di altri precedenti 6 arrestati della loro stessa risma e dalla spiccata pericolosità delinquenziale.

Il loro modus operandi era sempre lo stesso: telefonavano e raccontavano alle loro vittime, quasi sempre persone anziane, di brutte vicende accadute ai propri congiunti, paventando gravi conseguenze, riuscendo a condizionarli e ad indurli a consegnare denaro contante e monili in oro, quale corrispettivo per la riparazione di un danno immaginario, nelle mani di un terzo complice che si presentava presso l’abitazione del truffato.

Tale modus operandi continuato, aggravato dalla crudeltà, reiterato nel tempo, ha consentito ai carabinieri del Nucleo Operativo osimano di procedere alla ricostruzione completa dei fatti/reati e delineare la gravissima accusa del delitto di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione ed alla truffa continuata aggravata in concorso: ben 20 i “colpi”  commessi su tutto il territorio del centro nord Italia in solo 15 giorni.

Il bottino così ottenuto, una volta rientrati nei loro quartieri nel napoletano, veniva reinvestito in acquisti vari e utili all’organizzazione, oppure lo investivano in bonifici postali e/o bancari, o lo scambiavano nei famosi negozi «Compro Oro».

L’attività dell’Arma osimana finalizzata alla prevenzione e repressione dell’odioso fenomeno delle truffe, era iniziata nel marzo scorso, quando era stata scoperta la trappola dei due truffatori seriali partenopei ai danni di due anziane signore di Loreto, una di Numana e una di Sirolo. Truffa non andata a buon fine grazie alle “super-nonne” di Loreto che, senza lasciarsi abbindolare, avevano chiamato il 112 con il cellulare.

Il decalogo dei Carabinieri

Nell’invitare gli anziani a chiamare sempre il 112 in caso di dubbi, e con l’avvertenza di non aprire mai la porta a sconosciuti (o a dare loro seguito), l’Arma ha stilato in 10 punti i consigli da attuare per salvaguardare i propri beni e la propria incolumità.

  1. per brevi periodi di assenza lasciare qualche luce accesa, la radio o il televisore in funzione;
  2. chiudere sempre gli infissi, il garage e la porta a chiave e non lasciare le chiavi sotto lo zerbino o in altri luoghi alla portata di tutti;
  3. ricordarsi che i messaggi sulla porta dimostrano che in casa non c’è nessuno;
  4. se si hanno oggetti di valore in casa è utile suddividerli in più luoghi rendendo difficile il rinvenimento;
  5. inoltre è utile fotografare quadri e oggetti preziosi perché in caso di furto saranno più facili da ricercare.
  6. anche le armi, se detenute, vanno smontate ed i pezzi divisi e nascosti;
  7. sensibilizzare anche i vicini affinché sia reciproca l’attenzione a rumori sospetti sul pianerottolo o nell’appartamento, nonché all’individuazione di sconosciuti aggirarsi nei pressi di più immobili : in caso non esitare a chiamare il 112;
  8. se tornando a casa si dovesse trovare la porta aperta o chiusa dall’interno, bisogna evitare di entrare per scongiurare la reazione istintiva del ladro che si vede scoperto e quindi un potenziale scontro letale: anche in tale situazione bisogna evitare soluzioni o iniziative “fai da te” chiamando prontamente il 112;
  9. per lunghi periodi di assenza, non far sapere ad estranei i propri programmi di viaggi e vacanze, organizzandosi con parenti e amici nel controllare l’abitazione, evitando che si accumuli posta nella cassetta delle lettere chiedendo a un vicino di ritirarla;
  10. non divulgare la data del tuo rientro e non dare informazioni specifiche sulla tua assenza, né tramite segreteria telefonica; installare, se è possibile, dispositivi automatici di accensione, ovvero prese temporizzate digitali, di luci, radio e televisione, ad intervalli di tempo, programmabili anche settimanalmente ad accensione casuale (costo € 20,00 circa), ben in vista da finestre e balconi, unitamente al posizionamento di semplici cicalini magnetici da posizionare sugli infissi più a rischio, in modo da attivarsi al minimo tentativo di manomissione dell’infisso, dall’esterno, rappresentano un utile sistema economico e pratico. In particolare i cicalini magnetici, proprio per la loro insignificante presenza, hanno con il loro allarme acuto e persistente, scoraggiato i ladri in molte occasioni.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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