Osimo – Amministrazione comunale e commercianti pregano per Marina, Samuel, Domenico e gli altri dispersi

Sei persone sono ancora vive sotto la valanga, i Vigili del fuoco lavorano senza sosta per raggiungerle

Osimo – Continuano senza sosta le ricerche negli interni di quello che resta dell’Hotel Rigopiano a Farindola, letteralmente spazzato via dalla slavina che nel tardo pomeriggio di martedì ha inghiottito la struttura alberghiera insieme alle trentasei persone che si trovavano al suo interno – ventiquattro turisti e undici dipendenti stando alle ricostruzioni del direttore dell’hotel.

Dopo le quattro forti scosse di terremoto avvertite nella mattinata, gli ospiti del Rigopiano stavano aspettando l’arrivo dello spazzaneve che li avrebbe aiutati ad uscire dall’albergo. Ma l’enorme valanga è arrivata prima.

Hotel Rigopiano, un'immagine del suo interno invaso da neve e detriti scattata dai Vigili del fuoco
Hotel Rigopiano, un’immagine del suo interno invaso da neve e detriti scattata dai Vigili del fuoco

Tra i dispersi sepolti ancora sotto la neve ci sono sette marchigiani. Una coppia di Castignano, Marco Vagnarelli e Paola Tomassini, che avevano dovuto protrarre la breve vacanza di due giorni a causa del maltempo; Emanuele Bonifazi, trentunenne di Pioraco che lavorava da anni alla reception dell’albergo; Marco Tanda, venticinquenne maceratese, insieme alla fidanzata e coetanea Jessica Tinari, residente a Chieti.

Abruzzesi di origine sono anche gli ultimi tre nomi ancora mancanti all’appello, quelli di Domenico Di Michelangelo (41 anni), di Marina Serraiocco (37 anni) e del loro bambino Samuel, di soli sette anni. La notizia della tragedia è piombata sulla città di Osimo come un fulmine a ciel sereno. Sono sotto shock i commercianti del centro dirimpettai a La Bomboniera di Marina, il negozio di articoli da regalo e souvenir gestito dalla trentasettenne.

Marina e Domenico
Marina Serraiocco e Domenico Di Michelangelo

Una donna grintosa e sempre sorridente, Marina, con tanti sogni nel cassetto e una grande tenacia nel realizzarli, come quello di aprire un’attività tutta sua. L’ultimo messaggio inviato su whatsapp, alle 16.45 di quel drammatico martedì, pochi istanti prima della slavina, era proprio diretto alla sua grossista, alla quale chiedeva di posticipare la consegna del materiale ordinato: «Spedite venerdì, io sono bloccata in Abruzzo per neve e terremoto».

Con lei in quell’albergo ci sono il marito Domenico (Dino) Di Michelangelo, poliziotto amante della montagna e il figlio Samuel che frequenta le scuole elementari a Passatempo, dove risiede con la famiglia, e fa parte della squadra dei pulcini della Passatempese: «Siamo tutti in ansia per te. Dai Samuel, dacci una buona notizia…ti aspettiamo all’allenamento» ha scritto il club di calcio della frazione.

La veglia di preghiera organizzata su iniziativa dell'Amministrazione comunale e dei Commercianti del centro
La veglia di preghiera organizzata su iniziativa dell’Amministrazione comunale e dei Commercianti del centro

La speranza non muore nel cuore degli osimani che questa mattina, venerdì 20, si sono riuniti in una veglia di preghiera nella basilica di San Giuseppe da Copertino. «Questo è per tutti noi un momento davvero difficile – ha detto il sindaco Pugnaloni alla fine della funzione – Marina è mia coetanea. Dopo un anno di duro lavoro è andata a ricaricare le pile per poi tornare con la giusta energia. Noi la aspettiamo qua. È giusto che torni qua con noi e che la vetrina del suo negozio torni a illuminarsi con il suo sorriso. Sono dispersi, è vero, ma c’è comunque la speranza di trovarli sani e salvi insieme alle altre persone coinvolte. Siamo in diretto contatto con le autorità – ha concluso il primo cittadino – le notizie arrivano ogni tanto. Aspettiamo con ansia che al più presto arrivi la buona notizia».

In questi istanti, in una lotta contro il tempo, i vigili del fuoco stanno cercando di recuperare sei persone ancora in vita individuate sotto un solaio dell’hotel. Nel frattempo la Procura di Pescara ha aperto un fascicolo di indagine per far luce sulle eventuali responsabilità umane. L’ipotesi è quella di omicidio colposo.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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