Osimo – Ai ferri corti i rapporti fra Comune e Protezione Civile

Si sono dimessi Savino e Carloni, “Scarpe, radio, guanti, torce, mascherine e maglioni ce li siamo comprati con i nostri soldi”, denuncia un volontario

Osimo – Malumori all’interno del Gruppo comunale di Protezione civile. Le dimissioni pubbliche del coordinatore Fortunato Maurizio Savino e del suo vice Massimiliano Carloni, avvenute lo scorso tre maggio, hanno innescato, con effetto domino, una serie di polemiche sollevate dai volontari del Gruppo.

«Dopo due anni e mezzo di false promesse da parte di amministratori che non hanno a cuore le sorti dei volontari – aveva comunicato Savino prima di abbandonare il proprio incarico – questo è purtroppo il giusto finale».

I volontari della Protezione Civile di Osimo

Dichiarazioni che non sono piaciute ai piani alti del Comune. L’amministrazione si è servita di un comunicato ufficiale per ricordare i progetti realizzati in sintonia tra volontari e giunta, nonché la crescita del gruppo grazie anche all’acquisto, tra novembre e dicembre 2015: «di un’autovettura Panda 4X4 insieme al vestiario invernale per tutti i volontari» ovvero venticinque mute, di cui dieci distribuite già nel 2014.

«Nonostante il coordinamento si sia dimesso – hanno scritto dal Palazzo – il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile rimane comunque operativo, conducibile all’occorrenza da un capo squadra incaricato ad hoc per ogni singolo evento/intervento».

A tal proposito, «l’Amministrazione comunale tramite il sindaco ed il consigliere comunale incaricato – ovvero Andrea Catena –  si è subito messa in contatto con il referente del volontariato della Regione Marche con l’obiettivo di superare tale situazione, riorganizzare quanto prima il gruppo per mantenerlo operativo ed efficiente».

I volontari insieme al sindaco Pugnaloni in occasione dell’iniziativa “Io non rischio” dello scorso ottobre

«Si elenca una serie di cose fatte come fossero un favore fatto ai volontari del Gruppo – ha commentato Savino in risposta al comunicato proveniente dal Comune – È un dovere dell’amministrazione far si che i volontari operino in condizioni di sicurezza, utilizzando i dovuti DPI (Decreto Capo Dipartimento Protezione Civile), cosa che attualmente non tutti i volontari possono fare perché ne sono sprovvisti».

Stando alla versione dell’ex coordinatore, l’Amministrazione sarebbe stata lenta e imprecisa nel fornire gli strumenti utili a svolgere il lavoro dei volontari.

«Attualmente gli interventi che hanno visto impegnati i volontari sono avvenuti utilizzando calzature antinfortunistica che ognuno di loro ha acquistato a proprie spese – ha denunciato Savino –  e se gli interventi avvenivano in giornate di pioggia, gli stessi utilizzavano mantelle e stivali donati da una ferramenta del posto».

Per quanto riguarda l’autovettura, inoltre:  «il gruppo dispone di una Panda 4×4 omologata per quattro persone senza nemmeno ruota di scorta. Un auto, si dice, acquistata per le esigenze del Gruppo comunale, ma a marzo 2017 è stata utilizzata per la metà delle uscite (40 su 95), per le esigenze istituzionali del sindaco e dell’Amministrazione comunale».

La Protezione civile di Osimo ha collaborato attivamente alla messa in sicurezza delle zone colpite dal sisma tra agosto e gennaio

L’arringa di Savino continua portando all’attenzione la mancanza di una sede dedicata ai volontari. Una lacuna, quest’ultima, riconosciuta anche dalla stessa amministrazione che ha confermato i ritardi, dovuti al bilancio, nei lavori di restyling del locale in via Olimpia individuato come magazzino del Gruppo.

Nel frattempo, molte sono state le voci che si sono aggiunte a quella di Savino. Decine gli interventi da parte di membri della Protezione Civile che lamentano e denunciano la scarsa attenzione che il Comune riserva al Gruppo.

«Scarpe, radio, guanti, torce, mascherine e maglioni ce li siamo comprati con i nostri soldi – ha dichiarato A. L., uno dei volontari – la Panda ha ancora le gomme invernali che oramai sono da buttare, oltre al fatto che non ci si può caricare nulla visto lo spazio limitato dell’abitacolo».

E poi ancora: «Il magazzino che il Comune ci vuole dare è sprovvisto di acqua corrente e riscaldamento. Non lascerò la Protezione civile perché sento di essere utile ai cittadini – ha concluso il volontario – ma in queste condizioni siamo più di intralcio che d’aiuto, siamo formati e pronti ad intervenire ma non abbiamo i mezzi e gli strumenti per operare».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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