Nel cuore delle Marche Lardini realizza l’outlet del futuro

Grazie a Energy Resources: è green e a zero emissioni

Filottrano – È stato allacciato ed è così operativo il nuovo impianto fotovoltaico presso l’outlet dell’azienda Lardini a Filottrano, uno dei più importanti marchi del fashion design. Un progetto a zero emissioni, il primo di questo genere in Italia che, grazie alle tecnologie realizzate su misura, potrebbe essere in grado di scollegarsi dalla rete elettrica per una totale autosufficienza energetica.

Il green outlet Lardini
Il green outlet Lardini

A realizzarlo il Gruppo Energy Resources specializzato in ricerca, progettazione e realizzazione di sistemi tecnologici e a basso impatto ambientale. L’impianto da 44 kWp (kilowatt picco, che indica la potenza istantanea erogata da una cella o pannello fotovoltaico), produrrà 50.600 kWh all’anno e ha preso il posto delle vecchie coperture in amianto attraverso un progetto di bonifica, rimozione e smaltimento che ha interessato oltre 500 mq di superficie.

Una scelta attenta all’ambiente sotto ogni aspetto: non solo infatti è stata smantellata la copertura in amianto – una decisione a tutto vantaggio del territorio – ma questo materiale è stato rimpiazzato da una nuova struttura ad alte performance energetiche, soprattutto sui fronti dell’ottimizzazione dei consumi e della climatizzazione dell’edificio.

Ulteriore segno della fiducia accordata al gruppo jesino dall’atelier (e della sua autentica attenzione al mondo “green” a 360 gradi), la scelta, da parte del patron di Lardini, di affidare all’Energy Resources anche la realizzazione di un impianto geotermico dotato di una potenza nominale di 23,34kw e di una potenza frigorifera nominale 20,80kw.

Grazie all’intervento di Energy Resources l’azienda Lardini, leader nella produzione sartoriale di lusso, che coniuga tradizione artigianale a innovazione e creatività, fa così un ulteriore passo avanti verso la sostenibilità economica ed ambientale delle proprie strutture produttive e commerciali.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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