La Polizia osimana salva un anziano 82enne dalle fiamme

Era scivolato sul pavimento della cucina senza la forza per rialzarsi, sul fuoco acceso tre pentole che si sono carbonizzate generando un principio d’incendio

Osimo, 4 settembre 2019 – Verso l’ora di pranzo di ieri, 3 settembre, un equipaggio della Polizia di Stato del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Osimo è intervenuto in un’abitazione in Via Olimpia 32.

Gli agenti erano stati allertati telefonicamente da una donna residente in zona che aveva sentito grida di aiuto provenire dall’appartamento al civico 32, dal quale fuoriusciva un intenso fumo nero e un fortissimo odore di bruciato, riferendo inoltre che lì abitava un signore anziano solo.

Il tempestivo intervento dei poliziotti è stato fondamentale per salvare la vita all’ottantaduenne. L’uomo, a terra da almeno due ore e senza la forza per rialzarsi, è stato trovato sotto il tavolo della cucina inondata da un fumo denso prodotto da tre pentole che a forza di stare sul fuoco si erano carbonizzate, producendo un principio d’incendio.

Giunti sul posto, gli agenti hanno inquadrato la scena da una finestra dell’abitazione. L’uomo, a terra, gridava aiuto e non c’era tempo per aspettare l’arrivo dei vigili del fuoco. Così hanno infranto il vetro antisfondamento della porta d’ingresso dell’appartamento, hanno soffocato il principio d’incendio e tratto in salvo l’anziano che, poco dopo, hanno affidato al personale del 118 per il trasporto al pronto soccorso di Osimo per le cure del caso.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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