La Marina militare arriva in soccorso della Fondazione Recanatesi

Quattro infermieri inviati presso la casa di riposo per far fronte al preoccupante focolaio che ha coinvolto anziani residenti e personale sanitario

Osimo, 28 gennaio 2021 – La preoccupante situazione che si era venuta a  creare giorni fa presso la casa di riposo Fondazione Recanatesi, con lo scoppio al suo interno di un focolaio Covid di non piccole dimensioni, questa mattina registra un passo avanti.

Osimo – La casa di riposo Fondazione Recanatesi

Ad annunciarlo è il sindaco Simone Pugnaloni attraverso la sua pagina social: «Proprio ora la Marina militare attraverso l’Ammiraglio ispettore Gabrielli, in luogo del Comandante delle scuole della Marina militare Ammiraglio Enrico Credendido, mi informa che sono stati assegnati alla Fondazione Recanatesi quattro infermieri per far fronte all’emergenza epidemiologica Covid-19 – scrive il Sindaco – Una felice notizia che attendeva l’ufficialità da ieri, e per la quale ringrazio la Marina militare che ha raccolto il mio invito».

Dopo che il 40% degli anziani residenti nella struttura erano risultati positivi, e 15 infermieri su 18 colpiti dal virus erano contagiati o a casa in quarantena, Pugnaloni aveva scritto una lettera alla Marina militare, alla Regione e all’Asur per chiedere d’intervenire in aiuto della struttura. E l’aiuto della Marina non si è fatto attendere, il team d’infermieri prenderà servizio da martedì 2 febbraio.

«La Fondazione ora avrà un po’ di respiro per la ripartenza – conclude il primo cittadino osimano – Donerò, oggi, mille mascherine FFP3 al corpo dipendente. Nostro dovere è aiutare e sostenere in ogni modo la nostra Comunità per vincere quanto prima questa dura battaglia contro il virus».

La consegna delle mascherine alla Fondazione Recanatesi a cura del sindaco Simone Pugnaloni

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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