Imprese a scuola di stampa 3 D

Un pool di esperti per un progetto di sviluppo e innovazione del manifatturiero

Osimo. Si tiene in città il  corso “Tecnico manageriale di manifattura additiva”, una iniziativa formativa che ha l’obiettivo di aprire una finestra sul futuro della manifattura attraverso la conoscenza delle tecnologie e degli strumenti di produzione additiva come la stampa 3D.

E' in arrivo la rivoluzione delle stampanti 3D
E’ in arrivo la rivoluzione delle stampanti 3D

Il corso, specifico e di alto profilo, organizzato da Confartigianato di Ancona – Pesaro e Urbino e dal Polo Tecnologico Produttivo di Castelfidardo e la partecipazione dell’ISIS Osimo e JCube, si rivolge a responsabili di produzione e capi progetto, responsabili tecnici di progettazione, responsabili di ricerca e sviluppo, ai titolari d’azienda, con l’obiettivo di dare una visione realistica delle potenzialità di queste tecnologie.

Coinvolto un pool di esperti e ricercatori: il gruppo RAM (Research on Additive Manufacturing), che unisce il dipartimento “Enzo Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Università di Parma e l’Università Politecnica delle Marche; il Politecnico di Torino e alcune aziende internazionali fornitrici di servizi o attrezzature, come Poly-shape (Francia), e EOS (Germania).

Foto di gruppo alla scuola Cam di Osimo
Foto di gruppo alla scuola Cam di Osimo

Responsabile scientifico del corso è il prof. Andrea Gatto del dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Obiettivo del progetto: trasferire alle aziende del comparto presenti sul territorio competenze specifiche relative alla tecnologia della manifattura additiva, con l’obiettivo di fornire alle diverse figure aziendali il know how necessario in base alle proprie funzioni e settori di attività. Le lezioni avranno un taglio tecnico, con l’intento di fornire alla platea elementi per poter affrontare ‘consapevolmente’ la manifattura additiva e capirne e valutarne la possibile e concreta applicabilità agli attuali prodotti e progetti.

 

Redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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