Il Maggiore dei carabinieri Raffaele Conforti saluta la città

Andrà ad assumere il comando della Compagnia di Forlì. Al suo posto si insedierà il Maggiore Luigi Ciccarelli

Osimo, 7 settembre 2018 – Il Maggiore dei carabinieri Raffaele Conforti, comandante della Compagnia di Osimo, lascia la città. Il 20 settembre assumerà il comando della Compagnia di Forlì, dove inizierà una nuova esperienza continuando con l’attività di prossimità al servizio del cittadino e delle Istituzioni.

«… I cittadini credono nella “Benemerita” – ha detto tra l’altro Conforti nel suo saluto agli organi di stampa, con i quali negli anni ha instaurato un rapporto professionale di preziosa collaborazione – e noi Carabinieri d’Italia e militari di Pace dobbiamo dimostrare loro tutta la nostra vicinanza. Così come l’Arma dei Carabinieri fa da sempre da oltre due secoli nella difesa della democrazia e della costituzione…».

Nella Compagnia di Osimo, il prossimo 10 settembre, si insedierà il Maggiore Luigi Ciccarelli, 52enne di origine napoletana, sposato, proveniente dal Comando Provinciale di Potenza dove, dal 2011 al 2018, ha  ricoperto l’incarico di Capo-ufficio Comando.

Il Comandante della Compagnia Carabinieri di Osimo, Raffaele Conforti. Arrivato in città nel 2011 con il grado di Capitano la lascia con quello di Maggiore

«Sette anni sono lunghi ma sono trascorsi rapidamente in un susseguirsi di brillanti operazioni di forte impatto sociale e balzate alla cronaca regionale e nazionale nell’assicurare legalità e tutela dell’Ordine e Sicurezza Pubblica, con piena vicinanza alla popolazione».

Era il 20 ottobre 2011 quando il Capitano Raffaele Conforti, proveniente dal G.O.C. (Gruppo Operativo Calabria) di Vibo Valentia, dopo un lungo periodo di nove anni trascorsi in Calabria (tra Lamezia Terme, Vibo Valentia, Crotone e la Locride reggina, veniva trasferito nelle Marche al Comando della Compagnia di Osimo con competenza in tutta la Val Musone e Riviera del Conero.

Un incarico impegnativo che nel corso degli anni ha contraddistinto il Comandante in innumerevoli attività investigative, unitamente a tutti i carabinieri della compagnia osimana, nel controllo e sorveglianza del termometro della situazione locale ben chiaro, grazie all’organizzazione capillare sul territorio delle stazioni Carabinieri.

Osimo – da sx: il Maggiore Raffaele Conforti, comandante di Compagnia e il luogotenente Luciano Almiento durante una delle tante conferenze stampa rilasciate agli organi d’informazione

Un bilancio straordinario e di grande eccellenza per la Compagnia di Osimo che si può riassumere con i numeri messi insieme dal 2011 al 2018:

  • 1.361 arresti;
  • 8.652 persone denunciate in Stato di Libertà;
  • 17.221 reati consumati;
  • 6.613 reati scoperti;
  • 115 denunce per atti persecutori e Stalking nei confronti delle donne, con conseguenti nr. 106 uomini deferiti a piede libero e nr. 23 arrestati;
  • 46,466 di sostanze stupefacenti sequestrate;
  • 10 associazioni a delinquere di varie bande pugliesi, campane e dell’est europa (zona balcanica).

«Un ultimo importante pensiero ed un Grazie di Cuore ai grandi collaboratori ed ammirevoli carabinieri osimani – ha detto Conforti nel suo saluto finale, dopo aver ringraziato i sindaci, le istituzioni e gli organi di stampa – perché con loro sono debitore per quello che mi hanno dato e i sacrifici che hanno dovuto sopportare per combattere le varie forme di criminalità e dare tranquillità alla brava gente, rinunciando spesso agli affetti dei loro cari».

La redazione del Corriere del Conero, a nome dei sui lettori, augura un futuro pieno di successi al Maggiore Conforti e lo ringrazia per la splendida collaborazione di questi anni e per il suo operato altamente professionale mirato alla salvaguardia della sicurezza dei cittadini.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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