Il Gambero Rosso premia l’osimana Carla Latini e la sua pasta fra le eccellenze italiane

Unica marchigiana dei 36 premiati all’Hilton di Roma nell’olimpo dell’enogastronomia

Roma. La scorsa settimana, nello splendido salone delle feste dell‘Hilton di Roma, con una cena delle meraviglie confezionata per più di 600 persone da Heinz Beck, l’editore enogastronomico più conosciuto al mondo ha festeggiato i suoi 30 anni di vita.

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Una celebrazione vera e propria quella del Gambero Rosso che, per l’occasione, ha premiato trentasei eccellenze italiche suddivise per settore e categoria. Fra queste, unica marchigiana presente nella prestigiosa lista, la nostra collaboratrice Carla Latini premiata nel settore pasta artigianale.

La scelta dei premiati ha seguito un iter rigidissimo. La redazione interna del Gambero ha dapprima composto un elenco di 300 personaggi protagonisti della storia eno-gastronomica italiana in tutti i settori, dal cioccolato ai bar, dalla pasta ai cuochi, dalle trattorie ai salumai e via di seguito. Da lì, attraverso una scrematura via via sempre più impegnativa, è giunta a comporre la lista dei 36 premiati finali.

L’elenco iniziale, suddiviso in 12 categorie, è stato sottoposto a una giuria esterna composta da 50 giornalisti del settore: Marco Bolasco, Alberto Cauzzi, Luigi Cremona, Eleonora Cozzella, Andrea Cuomo, Federico De Cesare Viola, Anna Di Martino, Bruno Gambacorta, Licia Granello, Andrea Grignaffini, Alberto Lupini, Paolo Marchi, Alessandra Meldolesi, Anna Morelli, Antonio Paolini, Davide Paolini, Andrea Petrini, Fernanda Roggero, Anna Scafuri, Antonio Scuteri, Valerio Visintin.

Ad accogliere premiati ed ospiti nel foyer dell’Hotel Hilton, alcune delle eccellenze premiate con i loro prodotti: le Montanarine di Enzo Coccia e la pizza Sensazioni di Costiera di Franco Pepe; il Tartufo dei Sibillini di Enrico Mazzaroni (Il Tiglio, Montemonaco); l’Oliva nera e Limone di Andrea Giuseppucci (Gattabuia, Tolentino); e la Piovra croccante su spuma di patate affumicate proposta dalla locanda Marèlet, dei fratelli Colleoni.

Tutta la festa si è stretta intorno alle sofferenze delle terre colpite dal terremoto. Ed un’asta benefica, una sorta di lotteria, ha devoluto il ricavato al Banco Alimentare Marchigiano.
Sul palco, a condurre con grande abilità e ironia, il Presidente di Gambero Rosso Editore Paolo Cuccia, coadiuvato dal giornalista, nonché direttore della testata, Andrea Vianello.

L’elenco dei premiati:
Cuochi: Niko Romito – Ristorante Reale a Castel di Sangro (AQ); Massimo Bottura – Osteria Francescana a Modena; Massimiliano Alajmo – Le Calandre a Rubano (PD).

Pizzaioli: Gabriele Bonci – Pizzarium a Roma; Enzo Coccia – La Notizia a Napoli; Franco Pepe – Pepe in Grani a Caiazzo (CE).

Pasticceri: Iginio Massari – Pasticceria Veneto a Brescia; Corrado Assenza – Caffè Sicilia a Noto (SR); Salvatore De Riso – Sal De Riso a Minori (SA).

Trattorie: Da Amerigo – Valsamoggia (BO); Locanda al Gambero Rosso – Bagno di Romagna (FC); Antichi Sapori – Andria (BT).

Gelaterie e Bar: Carapina – Firenze; Converso – Bra (CN); Caffetteria Torinese – Palmanova (UD).

Botteghe del gusto: Tradizione – Vico Equense (NA); Roscioli – Roma; Peck – Milano.

Formaggi: Raffaelle Barlotti – Caseificio Barlotti di Paestum (SA); Carlo Fiori Guffanti – Guffanti di Arona (NO); Alberto Marcomini.

Salumi: Massimo Spigaroli – Antica corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR); Lorenzo D’Osvaldo – D’Osvaldo di Cormons (GO); Simone Fracassi – Macelleria Fracassi di Rassina (AR).

Pasta: Gerardo di Nola – Gragnano (NA); Carla Latini – Osimo (AN); Pastificio dei Campi – Gragnano (NA).

Oli: Planeta – Menfi (AG); Franci – Castel del Piano (GR); Cutrera – Chiaramonte Gulfi (RG).

Cioccolato: Guido Gobino – Torino; Antica Dolceria Bonajuto – Modica (RG); Amedei – Pontedera (PI).

Vini: Tenute San Guido – Sassicaia; Jermann, Berlucchi.

Carla Latini, terza da sinistra,
Carla Latini, terza da sinistra, ritira il premio della guida del Gambero Rosso

Carla Latini non ha nascosto la sua emozione. È stata ringraziata perché senza di lei non ci sarebbe mai stata la rinascita della grande pasta artigianale italiana nel mondo. Perché visionari, lei è suo marito, lo sono stati davvero riprendendo, nel lontano 1991, la coltivazione del grano duro Senatore Cappelli. Carla, dal palco, ha difeso la categoria degli artigiani e i grani duri italiani.

Al termine della premiazione, la brigata di Heinz Beck ha deliziato gli intervenuti con un menu che merita di essere pubblicato: Crudo di gamberi rossi e ricciola su crema di Grana Padano e infuso di peperoni arrostitiTortellini d’anatra con salsa al tartufo uncinato, spuma di zucca e polvere di funghi porciniLombo di agnello al finocchietto in crosta di cereali con perle di caprino.

Con il pane realizzato da Gabriele Bonci. In chiusura, la Torta ricotta e pera targata Salvatore De Riso, il Giandujottino Maximo, il Cremino al sale, i Chicchi di caffè ricoperti di Guido Gobino e le Praline e Napolitains di Amedei.

I Consorzi italiani di tutela delle DOP hanno portato le loro migliori etichette.
Per le Marche c’era il Piceno con la nostra splendida Angela Piotti Velenosi.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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