È inammissibile il ricorso del Comune di Osimo contro L’Istituto Campana

Emessa la sentenza in data 7 giugno. La presidente Giacchetti: “L’Istituto prosegue attività ed iniziative senza nessuna sospensione”

Osimo, 8 giugno 2022 – È di ieri la sentenza che dichiara: “inammissibile il ricorso ex articolo 700 c.p.c. proposto dal Comune di Osimo per difetto di legittimazione ad agire”.  La sentenza pertanto parla di ricorso inammissibile.

Osimo – Gilberta Giacchetti, presidente dell’Istituto Campana

«Il Comune di Osimo – riassume Gilberta Giachetti presidente dell’Istituto Campana – nel gennaio e marzo scorsi ha presentato due ricorsi contro l’elezione del Presidente dell’Istituto Campana avvenuta il 3 maggio 2021, elezione che viene effettuata con votazione dai membri del Consiglio di amministrazione».

Con il ricorso di istanza cautelare, il Comune di Osimo richiedeva la decadenza dell’attuale Presidente dalla carica in atto e la sospensione di ogni attività gestionale e/o di rappresentanza dell’Istituto Campana, ricorso che è stato giudicato non legittimo.

Osimo – La facciata dell’Istituto Campana

Tale ricorso ha visto il Comune di Osimo impugnare una delibera (la nomina della presidente Gilberta Giacchetti), che è in realtà un atto interno dell’Istituto Campana, chiamando in causa anche gli Enti Istituzionali coinvolti nella nomina dei membri del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Campana come la Regione Marche, l’Istituto Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione.

«L’Istituto Campana – conclude la Giacchetti – prosegue, senza alcuna sospensione, contrariamente a quanto richiesto dal Comune di Osimo, le attività e le iniziative in conformità con gli obiettivi dell’Istituto stesso, che suo malgrado si è trovato a dover gestire questa spiacevole situazione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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