Dopo i figli, anche il padre arrestato per truffe ed estorsioni ad anziani

I tre malviventi, tutti napoletani, sono autori di oltre 70 “colpi” messi a segno nel centro e nord Italia

Osimo – L’attività dell’Arma finalizzata alla prevenzione e repressione dell’odioso fenomeno delle truffe, continua in maniera incessante. A finire nella rete dei Carabinieri della Compagnia di Osimo, oltre ai due fratelli napoletani E. L. classe 81 e E. C. classe 85 – arrestati nel mese di novembre 2017 – ora è finito dietro le sbarre del carcere di Napoli Poggioreale anche il loro padre E. A. classe 54, artefice e promotore di tutta la sequela dei delitti contestati nonché fondatore dell’associazione a delinquere individuata.

A mettergli le manette ai polsi sono stati proprio i Carabinieri del Nucleo Operativo di Osimo che hanno condotto le indagini, e che si sono recati in trasferta a Napoli accertando anche la lussuosa abitazione in cui lo stesso viveva.

I tre, spacciandosi per finti marescialli dei carabinieri o finti avvocati, adescavano telefonicamente le loro vittime: Pronto?… Buongiorno signora, sono il Maresciallo dei carabinieri… non si allarmi, la chiamo perché suo nipote è rimasto coinvolto in un incidente stradale… sta bene, ma l’abbiamo trattenuto in caserma… ci sarebbe una somma da pagare per risarcire il danno e farlo tornare a casa senza problemi giudiziari».

La mappa dei 70 “colpi” attribuiti ai tre malviventi napoletani 

Questo, dalle ricostruzioni, il sistema utilizzato dai malviventi per arrivare ad estorcere alle vittime cifre che potevano arrivare anche a seimila euro. Dopo aver ottenuto un appuntamento, arrivavano a casa dell’anziana vittima, prendevano contanti e gioielli e rapidamente li reinvestivano in acquisti utili all’organizzazione, oppure li nascondevano in bonifici o li scambiavano nei «compro oro».

Le indagini, alle pendici del Conero, erano partite un anno fa dopo alcuni tentativi di truffa andati a vuoto (grazie alla lucidità e prontezza delle signore che hanno subito avvisato i carabinieri), nei confronti di anziane donne di Loreto, Numana e Sirolo.

Il Comandante della Compagnia Carabinieri di Osimo, maggiore Raffaele Conforti

A novembre, l’arresto dei due fratelli e in questi giorni quello del padre. Le indagini, capillari e pazienti hanno permesso di attribuire loro ben 70 “colpi” della stessa specie commessi su tutto il territorio del centro nord Italia, interessando le Marche, l’Abruzzo, il Molise, la Toscana, l’Umbria,  il Lazio, la Liguria:

Soddisfatto il maggiore Raffaele Conforti, : «Giriamo il territorio per incontrare gli anziani, per confortarli ed invitarli a denunciare, denunce che vengono verbalizzate presso le loro abitazioni. Alcuni hanno paura ma devono essere tranquilli perché è grazie al coraggio di chi l’ha fatto che abbiamo compiuto questa brillante operazione».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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