Aumenta il parco auto della Polizia Locale osimana

L’ultima arrivata è una Fiat Tipo 1.6 con un altissimo standard di sicurezza e accessori costata 28mila euro

Osimo, 15 aprile 2021 – Il Comando di Polizia Locale di Osimo ha in dotazione da oggi un nuovo mezzo per il quale il Comune ha investito 28mila euro. Si tratta di una Fiat Tipo 1.6 con microfono esterno, torcia ricaricabile, cassetta medica di pronto soccorso, estintore, batteria ausiliaria che permette di avere a bordo corrente a 220 volt per eventuale installazione di attrezzature come l’etilometro, una stampante multifunzione, torce antivento, piano scrittoio posteriore con luci led, kit detenzione posteriore con plexiglass omologato a divisione tra i sedili anteriori e posteriori.

È il primo veicolo con queste caratteristiche di sicurezza di cui si dota la Polizia Locale, in particolare il kit detenzione posteriore, acquistato dall’Amministrazione comunale di concerto con il nuovo comandante Daniele Buscarini per la tutela delle condizioni di sicurezza degli operatori, e per evitare contagi da Copvid-19 qualora un soggetto debba essere sottoposto ad accompagnamento coattivo.

La nuova Fiat Tipo, insieme all’Alfa Romeo Giulietta e al Fiat Scudo attrezzato come Ufficio Mobile, sarà impiegato già da questo fine settimana per il pattugliamento del territorio e per il pronto intervento.

Nel frattempo, proseguono i lavori nel cantiere aperto al piano terra del Palazzo Municipale, lato Via San Francesco dove, nei locali adiacenti alla caffetteria, verrà allestita la sede distaccata della Polizia Locale a servizio del centro storico. Un investimento che si aggiunge a quelli già in programma per l’ammodernamento della centrale operativa di Via Molino Mensa, per la quale sono stati impegnati anche 100mila euro nel recente Piano delle opere pubbliche per l’acquisto di nuovi sistemi di videosorveglianza. Diventerà un punto di riferimento nei collegamenti video in provincia grazie alle telecamere Ocr, capaci anche di leggere le targhe dei veicoli.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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