Arrestata la banda dei self-service dei distributori carburanti

Sono quattro romeni originari di Galati con dimora ad Alba Adriatica

Osimo, 7 maggio – I carabinieri della Compagnia di Osimo (AN) sono riusciti a scoprire, bloccare e sgominare definitivamente una banda rom di criminali abruzzesi, ben organizzata e agguerrita, specializzata in assalti a casse continue e colonnine self-service dei distributori di carburanti nelle regioni Marche e Abruzzo.

Si tratta di 4 malavitosi dimoranti nella provincia di Teramo, in Alba Adriatica (TE), di cui tre incensurati ed un quarto, il capo, pluripregiudicato per reati specifici contro il patrimonio ed altro; tutti originari di Galati in Romania.

  1. L. G., nato in Romania, Classe 1993, ivi residente, incensurato;
  2. D. I. G., nato in Romania, Classe 1997, ivi residente, incensurato;
  3. I. C., nato in Romania, Classe 1997, ivi residente, incensurato;
  4. D. C. I., nato in Romania, Classe 1985, ivi residente, pluripregiudicato per reati specifici contro il patrimonio (capobanda).

C’è ancora il massimo riserbo da parte delle Procure della Repubblica di Ancona e Pesaro Urbino, per l’attività investigativa compiuta della Compagnia di Osimo (AN) che dovrà far piena luce sugli assalti notturni consumati nelle aree di servizio dei distributori di carburanti dai banditi romeni in tutte le provincie delle Regioni Abruzzo e Marche.

Fano – Posto di blocco allo svincolo autostradale

Le indagini, avviate ad inizio anno in collaborazione con le Compagnie CC di Alba Adriatica (TE) e Fano (PU), sono continuate dopo l’assalto avvenuto alle ore 03:30 del 10 febbraio 2018 presso il distributore carburanti “Q8” in frazione Aspio di Camerano (AN), Via Farfisa, dove i banditi erano riusciti a scardinare tre colonnine self-service appropriandosi di circa €. 8.000,00, provocando danni stimati in €. 35.000,00 complessivi.

Sotto la direzione e il coordinamento del Magg. Raffaele Conforti – comandante della Compagnia di Osimo (AN) nonché del Lgten. c.s. Luciano Almiento – Comandante del Nucleo Operativo Radiomobile osimano, è stato ricostruito l’intero modus operandi dei banditi che, per i loro spostamenti fra Marche ed Abruzzo, utilizzavano una BMW serie 3 SW rossa con targa romena della provincia di Galati.

Una parte del denaro e del materiale sequestrato

La banda, nei giorni scorsi, aveva colpito ancora con analoghi tentativi di furto nelle province di Macerata e Teramo. Fino a questa notte, quando intorno alle 03.30 circa la Bmw rossa è stata intercettata lungo la SS 16 nei pressi del Comune di Fano.

Giunta all’altezza del distributore IP Matic, si è fermata sul ciglio destro della carreggiata. Tre soggetti sono scesi e si sono nascosti nella sterpaglia, mentre l’auto si è allontanata in direzione nord.

Intuendo un probabile furto al vicino distributore, i carabinieri di Osimo e quelli di Fano hanno circondato l’intera area impedendo ogni via di fuga. Nel frattempo i tre scesi dalla Bmw, travisati e con guanti rossi, si sono messi all’opera sulla colonnina self service dell’IP Matic, utilizzando arnesi da scasso e nastro biadesivo, usato per far attaccare le banconote ed asportarle dalla cassaforte.

Gli arnesi da scasso utilizzati dalla banda di romeni

I militari hanno aspettato che i tre terminassero il lavoro, che tornassero nella sterpaglia dove si sono cambiati d’abito, che salissero sulla Bmw che nel frattempo era tornata a riprenderli, per poi bloccare l’auto in sicurezza nei pressi del casello autostradale di Fano, circondandola.

In considerazione dei gravissimi indizi di colpevolezza, i quattro romeni sono stati immobilizzati, ammanettati e dichiarati in arresto per il resto di: “furto aggravato in concorso

Concordato l’arresto con il sostituto procuratore di Pesaro, dottoressa Silvia Cecchi, i militari hanno trattenuto in custodia i quattro malviventi nelle camere di sicurezza della Compagnia di Osimo, in attesa della celebrazione del giudizio per direttissima presso il Tribunale di Pesaro fissato per la tarda mattinata odierna.

Alle 13:30 circa di oggi, nel corso dell’udienza tenutasi a Pesaro, è stato convalidato l’arresto della banda e, su richiesta dei termini a difesa del legale di parte, l’udienza è stata rinviata di 30 giorni al 06 giugno 2018, disponendo nei confronti dei rom la misura degli arresti domiciliari nei rispettivi luoghi di dimora o domicilio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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